Rischio e adolescenza, l'esperto: "La realtà virtuale amplifica, all'epoca della Tv fu lo stesso"

Lo psicologo Cesare Cornoldi sulle tragedie che hanno colpito ragazzi durante giochi estremi, tra cui la morte del 13enne schiacciato dal muletto domenica a Venezia

Sgomento, incredulità e impotenza colgono davanti alle tragedie che colpiscono ragazzi giovani, a causa di giochi estremi o pratiche molto pericolose. Nel 2017 perse la vita un 13enne nel Catanzerese, travolto da un treno forse mentre tentava di scattarsi un selfie sui binari, con alle spalle il convoglio in corsa. La scorsa settimana è morto un 15enne, cadendo dal tetto di un centro commerciale nel Milanese. Domenica a Venezia un 13enne entrato in un cantiere chiuso e mettendosi alla guida di un muletto, è rimasto schiacciato. Per lui non c'è stato nulla da fare. Un fenomeno in crescita?

Ricerca dell'estremo

Non è così secondo Cesare Cornoldi, professore ordinario di Psicologia dell'Apprendimento alla Facoltà di Psicologia dell'Università degli Studi di Padova. "La ricerca di divertimenti estremi è un tratto che accomuna l'adolescenza in ogni epoca - spiega -. Io stesso da ragazzo amavo scendere dai cavalcavia a occhi chiusi. Certo, sono aumentati i rischi, e la velocità e la facilità di divulgazione delle informazioni attraverso la rete".

Realtà virtuale e reale

"Non bisogna drammatizzare - spiega Cornoldi - anche se oggi c'è più risonanza e la realtà virtuale aumenta la confusione tra piano della realtà e quello della fantasia. Una predisposizione - precisa - che nell'adolescenza è sempre stata più amplificata. Non dimentichiamo che la diffusione della televisione, all'epoca, determinò qualcosa di analogo. Le ricerche dello psicologo canadese Albert Bandura mostrarono un aumento della probabilità di emulazione al maggior diffondersi degli apparecchi televisivi come mezzi di comunicazione di massa".

La famiglia e la scuola

"Le istituzioni sociali e i gruppi hanno un'importanza fondamentale nella crescita degli individui - argomenta il professore -. I concetti che trasmette la famiglia, in termini di rafforzamento della personalità, possono aiutare a formare una percezione del pericolo, meno sviluppata nelle persone dal carattere più debole. Ma in generale, in quella fase particolare dello sviluppo, per i genitori è difficile veicolare concetti ai giovani. Un ruolo molto importante è rivestito dalla scuola. Anche se in questo caso, e me ne sono occupato in prima persona, spesso si avverte un distacco tra la formazione scolastica e la vita, probabilmente perché manca un ruolo anche educativo degli istituti. Così la stimolazione della sensibilità e dell'autocontrollo, la valutazione delle conseguenze e la capacità di controllare gli impulsi, che sono fondamentali, rimangono deboli".

Il gruppo

Il gruppo è l'ambito che a questa età è capace di suggestionare maggiormente, dice Cornoldi. "Ma nella giovinezza questo è sempre stato. Gli studi sull’adolescenza mostrano la grande influenza dei compagni sugli atteggiamenti. E senza dubbio alcuni più fragili sono più succubi e più portati a incorrere nelle conseguenze dei comportamenti pericolosi".

Cosa fare?

Secondo Cornoldi potrebbe essere importante lavorare sulla formazione dei genitori, oltre che sulla scuola. Per le famiglie, che si sentono spaesate in quelle fasi di vita dei figli, esistono da tempo, e un po' dappertutto, dei percorsi utili a potenziare la comprensione dei comportamenti e la corretta trasmissione dei messaggi, per non incorrere in chiusure dei giovani, o in atteggiamenti di rifiuto e reazione, rispetto ai divieti e ai rimproveri. Si sono diffusi molto i parent training, proprio per guidare i genitori nella lettura delle situazioni che vivono in casa. E per renderli maggiormente in grado di entrare nella vita dei figli, senza far percepire il controllo come un'invasione di campo". Il tutto senza pretendere di eliminare le difficoltà.

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