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Cronaca Spinea / Via Leopardi

Strage di Spinea: «Karabollaj, numero uno nel lavoro»

I colleghi dell'azienda: «Era logorato, un po' alla volta si è chiuso in se stesso». Ha ammazzato a sangue freddo due persone e qualche ora dopo si è tolto la vita

Si è ucciso nel capannone. Ha ammazzato l'ex moglie e il nuovo compagno di lei domenica sera, e si è tolto la vita nella notte tra domenica e lunedì alla Veneto Ponteggi di Chirignago. «Viron Karabollaj - fanno sapere dall'azienda - considerava quest'azienda come casa sua. Un lavoratore instancabile, una persona completamente affidabile. Aveva le chiavi d'ingresso della ditta e delle macchine». Ora che tutto è sotto sequestro dopo la strage e il gesto estremo di Karabollaj, la ditta è bloccata.

«Era tutto nelle sue disponibilità. Caposquadra serio e preciso, responsabile e onesto. Avessimo avuto 10 persone come Viron ora saremmo una spa», commentano i titolari. Viron Karabollaj ha ammazzato l'ex moglie Vera Myrtaj, 37 anni, e il giovane Flonino Merkuri di 24, il nuovo compagno della donna, nell'abitazione un tempo condivisa dai coniugi e dalle loro figlie di 15 e 13 anni, in via Leopardi a Spinea. Dopo la strage Karabollaj si è allontanato sull'auto di Vera, una Fiat Freemont, ha vagato fino a raggiungere la Veneto Ponteggi, in cui da 5 anni lavorava, abbandonando l'auto prima di arrivarci e proseguendo a piedi fino al cancello. Qui, dal momento che aveva le chiavi, è entrato per compiere l'ultimo gesto estremo nei confronti di se stesso.

Una strage forse premeditata, in cui Karabollaj ha risparmiato le figlie. Una era fuori con le amiche, la più piccola l'aveva presa, come faceva ogni fine settimana avendo il permesso di vedere le bambine periodicamente, e portata a casa sua a Mira prima tornare a Spinea a uccidere. Ma nessuno fra colleghi e parenti avrebbe mai pensato che un uomo Viron potesse arrivare a tanto. Niente può giustificare quello che Viron Karabollaj ha fatto, ma è l'immagine di «un lavoratore capace, di un caposquadra attento e preciso e di un operatore onesto, che si era guadagnato la stima e l'affetto di tutti», quella che la Veneto Ponteggi vuole dare di Karabollaj, condannando il duplice omicidio che ha messo in atto.

«Teneva alto il morale della squadra, con lui si rideva, facevamo grigliate, lo prendevamo in giro perché non parlava ancora bene l'italiano». Quanto ai presunti problemi economici, la ditta precisa: «Aveva uomini sotto di sé e perciò uno stipendio non da operaio ma adeguato alle responsabilità». Da escludere questa, come causa dell'esplosione della violenza omicida. La famiglia, invece, dopo la separazione che era ancora in corso, era la vera spina nel fianco per Karabollaj. Non tanto, si racconta, per il nuovo compagno della moglie. Viron Karabollaj sapeva della nuova relazione e aveva visto Merkuri con l'ex moglie anche in Albania.

«Si sentiva impotente di fronte alle cause in corso con la ex, tanto che si era chiuso in se stesso», raccontano i conoscenti. Un'accusa di maltrattamenti e violenza sessuale ancora in piedi, con udienza fissata a lunedì prossimo. E il contenzioso sui conti bancari comuni. Forse una situazione di esasperazione che Karabollaj, un tempo pastore in Albania, non poteva più sopportare». 

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