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Bibione

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Il tavolo di cristallo esplode loro in faccia: "Non ci ha aiutato nessuno"

Disavventura per una famiglia friulana ospite di un campeggio di Bibione, che accusa: "Mille schegge attorno a noi, ma dallo staff niente soccorsi"

Il tavolo in cristallo è letteralmente esploso davanti ai loro occhi. Disavventura per una famiglia friulana in un campeggio di Bibione Pineda, non tanto per il fatto in sé, ma, come racconterà uno dei protagonisti della vicenda, residente a Fagagna, per il presunto insufficiente soccorso da parte dello staff della struttura ricettiva. "La sera di sabato 22 giugno - racconta l'uomo - con un gruppo di 7 persone ci siamo riuniti al ristorante del campeggio, tra di noi mio figlio di sette mesi e la figlia della mia compagna di 10 anni. Seduti intorno a eleganti tavoli rotondi con grandi cristalli di vetro abbiamo fatto le prime ordinazioni".

Poi l'incidente: "E’ successo tutto ad un tratto - scrive - Come una bomba è esploso il cristallo, andando in mille schegge, invadendo i nostri vestiti, i nostri capelli, ferendo la bimba e mio figlio. Il passeggino in un attimo sì è riempito di pezzi di vetro grossi come un pugno, schegge sottili come aghi e polvere di vetro come brillantini. I bambini hanno iniziato ad urlare ed io mi sono precipitato sul più piccolo notando dei piccoli tagli sulle braccia, sulle gambe, in faccia e in testa".

A questo punto interviene un cameriere: "Uno dei quattro camerieri, che fino a prima avevamo attorno, è venuto da me chiedendomi: “Cosa è successo? Avete dato un colpo al tavolo?”. Io, che continuavo a pulire e a controllare che il bimbo non avesse tagli ben più gravi, gli ho risposto che il tavolo ci era letteralmente esploso in faccia. A quel punto il cameriere, con una faccia stranita, ha semplicemente detto “che strano!” ed è corso a raggiungere gli altri tre che si erano precipitati, scavalcando tutti noi ancora nel panico, a raccogliere con scopa e pattumiera l’enorme quantità di vetri. L’addetta alla reception, alla quale ci siamo rivolti per avere un minimo di soccorso, ci ha indicato pigramente su una mappa il pronto soccorso al di fuori del campeggio a circa 6/7 chilometri, a Bibione".

Quindi la decisione di recarsi in ospedale: "Constatata la totale indifferenza dei dipendenti del campeggio, ci siamo recati prima in roulotte per lavare i bimbi e versare dell’acqua ossigenata sui tagli nostri e loro e poi in auto al pronto soccorso del paese - continua l'uomo - Ora, voglio sottolineare che tutto questo è accaduto senza il ben che minimo aiuto degli addetti al campeggio: nessuno ci ha chiesto come stavano i bambini, nessuno ci ha portato qualche cosa per pulire o disinfettare le ferite, nessuno è venuto per capire se qualcuno si fosse fatto male davvero (cosa che non è successa per miracolo). L’unica cosa che ci è stata detta, dopo un paio d’ore quando alcuni di noi si sono presentati dalla direttrice per denunciare l’accaduto è stato che avevano ben 7 testimoni (quanti eravamo noi) pronti a dire che un cameriere ci aveva chiesto come stavamo. Ma nemmeno quella volta la direttrice ci ha chiesto come stessimo e se qualcuno si fosse fatto male".

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