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Mira sotto shock dopo il tentato omicidio: "Situazioni difficili lasciate a se stesse"

Un 46enne domenica ha preso a martellate in testa l'anziana madre in via Colombara. E' stato arrestato. I vicini: "Si prendeva sempre cura di lei". Il Comune: "Famiglia seguita da tempo"

Giorno dopo giorno, con costanza e dedizione, ha sempre accompagnato l'anziana madre a fare le spese. Il pane, il giornale. Le bollette. Sempre a braccetto, sempre silenzioso e tranquillo. Fino a domenica pomeriggio. Finché V.G., 46enne residente in via Colombara a Mira, non ha preso un martello e ha colpito più volte la madre, con cui ha sempre convissuto. Uno, due, tre colpi. Tra cui uno alla tempia. Entrambi vivono in un appartamento di un condominio piuttosto defilato nel territorio della Riviera del Brenta, prendendosi cura l'uno dell'altro. Finché qualcosa è sfuggito al controllo del figlio, che negli ultimi anni non era in cura ma in passato sarebbe stato sottoposto ad alcuni trattamenti sanitari obbligatori per i suoi raptus di rabbia.

E' stato portato via dai carabinieri della tenenza di Mira in stato confusionale, mentre la madre, 76enne, è stata trasportata all'ospedale dell'Angelo in gravi condizioni. Si trova ricoverata in Chirurgia, cosciente. Le sue condizioni sono monitorate passo, passo. "Sono episodi di cui leggi continuamente - dichiara la signora Francesca, che gestisce il panificio "Arte del Pane" a pochi passi dal palazzo del tentato omicidio - stavolta è successo qui vicino. Sono molto scossa, perché sono situazioni dolorose che lasciate a se stesse portano anche a questo. Mi fa pensare ciò che è successo". A fianco c'è l'edicola di Gino, che scopre dai giornalisti del trambusto delle ore precedenti: "Sabato sono venuti qui a fare delle spese - racconta - lui ha aspettato fuori la madre. Poi lei l'ha chiamato, allora lui l'ha presa sotto braccio e se ne sono usciti. Sono scioccato. Li vedevo sempre, mai una parola di troppo".

Negli ultimi tempi V.A., vedova da molti anni, aveva avuto dei problemi di salute. Per questo il figlio si occupava di lei. Prima, invece, l'anziana era una signora del tutto autosufficiente. Nel condominio del tentato omicidio tutti cadono dalle nuvole. Hanno visto l'ambulanza e hanno visto pure 2 pattuglie dei carabinieri. Ma mai si sarebbero aspettati un'aggressione del genere: "La prima cosa cui ho pensato è stato un possibile malore della signora - racconta un inquilino - erano molto cortesi e a modo". L'appartamento del primo piano è stato sottoposto a sequestro. In pochi domenica hanno intuito la gravità dell'accaduto, tra chi è tornato tardi la sera e chi ha visto l'ambulanza o poco più. "Lei è stata una grande lavoratrice - racconta una residente - una figlia abita a Milano, mentre il secondo figlio ha sempre vissuto con lei. Visti i suoi trascorsi ho pensato avesse potuto avere avuto un'altra crisi. Presendersela con una signora così inoffensiva e gentile non è normale. E' stato un gesto illogico".  

IL COMUNE DI MIRA - L'assessore alle Politiche sociali, Francesca Spolaor, è intervenuta in una nota sulla vicenda: "La situazione di questa famiglia era seguita da tempo da parte dei Servizi sociali del Comune - dichiara - Sono stati fatti anche degli interventi ma purtroppo l'assistenza domiciliare si è interrotta l'anno scorso su richiesta dello stesso nucleo familiare, nonostante l'assistente sociale avesse espresso la necessità di proseguire. Negli ultimi tempi non avevamo più ricevuto segnalazioni particolarmente preoccupanti. Questi casi sono sempre più ricorrenti e possiamo dire di trovarci di fronte a una vera escalation: ormai settimanalmente capitano situazioni di aggressività che sfociano nei drammi più gravi. Sembra di capire che in questo caso si sia trattato di un raptus difficile da gestire. Il servizio di assistenza domiciliare è utile anche per monitorare questo tipo di situazioni, che richiedono sempre un costante lavoro integrato tra medici psichiatrici, Sert, assistenti sociali. Naturalmente, quando è possibile, sono fondamentali anche le segnalazioni della rete famigliare". Anche l'Ulss 3 sottolinea che la famiglia era conosciuta: "Si tratta di una persona nota e seguita dai servizi preposti del Distretto di Mirano-Dolo della Ulss 3 - si dichiara - Ciò nonostante è prematuro creare collegamenti di causa-effetto tra la patologia per cui è seguito e il fatto delittuoso".
 

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