Evasione fiscale non denunciata dai Comuni, Cgil: "Denaro tolto alla collettività"

Per il sindacato non segnalare i casi all'Agenzia delle Entrate o all'Inps significa che le somme recuperate dopo gli accertamenti non potranno tornare a disposizione delle amministrazioni

Finte dichiarazioni Isee, attività in nero, inquilini irregolari, opere abusive, mancata emissione di scontrini e fatture. Sono casi di evasione fiscale e contributiva che, spiega il sindacato Cgil del Veneto, possono essere segnalati dai Comuni all'Agenzia delle Entrate o all'Inps, con il risultato che gli stessi Enti potranno incamerare in toto quanto recuperato dall'attività di accertamento. Una opportunità nata del 2005 con il decreto sul federalismo fiscale ma sfruttata pochissimo in regione (e nel resto d'Italia), come dimostrano i dati pubblicati in questi giorni dal Ministero dell'Interno.

Il 92% dei Comuni non denuncia

Nell'arco di tutto il 2017, infatti, nella nostra regione solo l'8% dei Comuni (46 su 575, nove in meno del 2016) ha segnalato attività irregolari, e in tutto i soldi incamerati sono circa 670 mila, in linea con l'anno precedente, ma in netta diminuzione rispetto al 2015 (-35,2%) e al 2014 (-40,5%). In pratica, se nel 2014 si sono recuperati in media 22 centesimi a cittadino, nel 2017 la cifra è passata a 13 centesimi. Insomma, la strada da percorrere è ancora lunga e i singoli Comuni possono e devono fare di più, tenendo conto che da diversi anni possono trattenere per sé il 100 per 100 dei soldi recuperati tramite gli accertamenti, mentre inizialmente la percentuale era del 40.

Soldi perduti, meno servizi

Secondo i dati del Ministero dell'Interno, nell'arco del 2017 in Veneto le segnalazioni dei Comuni, 46 in tutto, hanno portato nella casse degli stessi un importo totale di 670.290,44 euro, circa 600 euro in più dell'anno prima, ma 365mila euro in meno del 2015, e quasi 457 mila euro in meno del 2014. A livello di importi recuperati, la provincia di Verona si piazza prima, con 223.577 euro. In pratica un terzo delle “entrate” venete derivante dalle segnalazioni di evasione fiscale o contributiva è concentrato nella provincia scaligera.

Venezia

La provincia di Venezia ha ridotto a cinque le amministrazioni impegnate in questa battaglia, ma la buona notizia arriva dal capoluogo che ha quasi triplicato le esigue risorse recuperate nel 2016, arrivando a quasi 87 mila euro, contro i circa 24.600 dell'anno prima (ma nel 2014 l'attività aveva portato nella casse lagunari 266.443 euro).

Record nel Vicentino

Come numero di amministrazioni locali coinvolte, invece, il record lo detiene Vicenza con 20 Comuni impegnati nella lotta all'evasione. Un numero comunque esiguo rispetto ai Comuni totali (121). Il territorio della Marca è l'unico che ha visto migliorare le proprie performance dal 2014, con 63.598 euro recuperati nel 2017, contro i 45.589 euro di tre anni prima. Peccato che il capoluogo non partecipi alle segnalazioni. Padova perde risorse a causa soprattutto della città del Santo, che riduce a soli 6 mila euro le proprie entrate su questo fronte, contro i 168.570 euro del 2014. La provincia di Belluno per il primo anno partecipa all'attività anti-evasione con due Comuni (Pieve e Vodo di Cadore), portando a casa però 280 euro in tutto, mentre nel rodigino “resiste” solo Lendinara. 

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'No ai condoni, sì alle denunce'

“È triste constatare che tanti Comuni veneti non hanno ancora colto tale opportunità fornita dal decreto sul federalismo fiscale – spiega Gino Ferraresso, responsabile Dipartimento contrattazione sociale dello Spi Cgil Veneto -. Infatti, con i soldi recuperati e destinati per il 100% agli Enti locali che hanno segnalato l'evasione fiscale o contributiva, si possono incrementare i servizi sia per gli anziani, magari aumentando i contributi per le rette delle case di riposo o per l'assistenza domiciliare, sia per i giovani, finanziando per esempio percorsi di formazione o favorendo l'incontro fra domanda e offerta. In ogni caso quei soldi possono essere utilizzati per l'intera cittadinanza”. Per Elena Di Gregorio, segretaria generale dello Spi Cgil del Veneto, “in un Paese dove l'economia sommersa e le attività illegali producono una evasione superiore ai 200 miliardi di euro all'anno, i Comuni dovrebbero essere in prima fila per segnalare le irregolarità. Ma anche il governo dovrebbe fare la sua parte, invece che promuovere condoni mascherati da pace fiscale, che vanno a favorire chi le tasse non le paga a discapito di chi le ha sempre pagate”. 

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