Porti di Venezia e Chioggia reggono la crisi ma il calo dei traffici c'è

Meno 8,2% nello scalo del capoluogo lagunare, -26,9% in quello della città clodiense. Quasi azzerato il numero dei crocieristi (-99%) giù dell’81,9% anche i passeggeri dei traghetti

Porto di Chioggia, archivio

Traffici in entrata e in uscita dai porti di Venezia e Chioggia in calo in emergenza Covid: -8,2% nello scalo del capoluogo lagunare, -26,9% in quello della città clodiense, in base ai dati aggiornati al primo semestre 2020. La movimentazione delle merci a Venezia registra una flessione di 11.093.854 tonnellate in calo del 12,4% rispetto allo stesso periodo del 2019, esaminando i dati nel periodo di tempo luglio 2019-giugno 2020 e confrontandoli con lo stesso periodo dell’anno precedente. I principali indicatori vedono i liquid bulk (prodotti petroliferi in genere) scendere di oltre 400.000 tonnellate (-8,9%), i dry bulk (rinfuse minerarie e alimentari) perdere quasi 600.000 tonnellate (-18,7%), il general cargo a -11,4%, i contenitori perdono il 13% (arrivando a 264.285 Teu). Quasi azzerato il numero dei crocieristi (-99%) mentre calano dell’81,9% anche i passeggeri dei traghetti.   

Prodotti energetici e petroliferi

Il settore energetico perde il 60% complessivamente dei traffici veneziani. Il 37% circa della flessione è infatti attribuibile alla diminuzione delle importazioni di carbone (-587mila tonnellate), come previsto dalla Sen (Strategia Energetica Nazionale), che impone l’abbandono graduale di questa materia prima. Nel contempo, si riscontra un calo pari a 350 mila tonnellate (il 22% del traffico complessivo perduto) di prodotti petroliferi come conseguenza diretta dei minori consumi di carburanti destinati all’uso aeronautico e all'autotrazione.

Siderurgico

A fronte del calo del settore petrolifero ed energetico – connessi rispettivamente con le politiche energetiche nazionali e il traffico turistico –, si registra invece la prestazione del settore siderurgico che, nonostante il periodo di emergenza, si mantiene su valori sostanzialmente stabili (-1,8% per -36 mila tonnellate, l’equivalente di una nave in meno rispetto all'anno scorso). Un dato particolarmente rilevante che esprime l’essenza degli scali lagunari quali porti a servizio delle aziende del Veneto e del Nordest.

Chioggia  

Anche il porto di Chioggia, con 471.247 tonnellate, vede un calo del 26,9% dei traffici nel primo semestre dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato, se esaminato su base annuale (luglio2019-giugno2020) si ferma a un -4,6%. A perdere tonnellate nel primo semestre è soprattutto il settore general cargo (-64,3%), mentre sono in controtendenza i dry bulk con un +4,8% e i contenitori. 

Gli escavi

«I porti lagunari hanno risentito, così come tutti gli scali italiani e mondiali, degli effetti negativi prodotti dalla crisi pandemica, un fenomeno esogeno rispetto alla nostra economia, cui non abbiamo potuto far altro che opporre tutto il nostro impegno attivando nuove procedure di lavoro per mantenere la competitività del sistema - afferma il presidente dell’Autorità di sistema portuale Pino Musolino -. Sul fronte interno i porti lagunari devono poter vincere la battaglia dell’accessibilità nautica e degli escavi se si immagina di renderli competitivi con gli altri attori internazionali nell’attrarre nuovi traffici e creare valore e occupazione. In questo senso l’Autorità di sistema portuale conferma il proprio impegno stanziando le risorse finanziarie necessarie, già a bilancio, e realizzando attività prodromiche all'escavo in accordo con la comunità portuale».  

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Prosegue lo sviluppo della modalità ferroviaria nel 2020, dice l'Autorità: «il traffico semestrale ferroviario è di di 46.364 carri per un totale di 1.177.598 tonnellate, quando nel corso di tutto il 2019 si erano registrati 84.681 carri per 2.144.328 tonnellate. È un risultato frutto anche degli investimenti anticiclici effettuati negli ultimi anni, segno della volontà di affidarsi sempre di più al ferro piuttosto che alla gomma».

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