Brugnaro si appella ai ministri De Micheli e Costa: «Porto, scavi, navi: servono risposte»

È intervenuto all'assemblea di Anci, parlando anche di sostanibilità ambientale. «Nell'anno della pandemia abbiamo fermato il mare con il Mose», ha detto

«A Venezia, dopo tanti anni, ci sono questioni molto importanti ancora aperte» sui cui «il governo deve dire cosa vuole fare»: all'assemblea annuale di Anci, l'associazione nazionale dei Comuni, il sindaco Luigi Brugnaro è intervenuto al panel su "territori sostenibili per il rilancio del Paese" e ha ribadito i grandi temi relativi allo sviluppo della città: «Il porto, lo scavo dei canali, le concessioni scadute, il protocollo fanghi, la conca di navigazione, le navi da crociera, la gestione del Mose nel rapporto tra città storica e Porto Marghera - ha riepilogato - Non ci deve essere nessun dualismo tra la salvaguardia della città, il Mose, e il porto. Anzi, il porto è la vita stessa, la storia e il futuro di Venezia, e non solo».

L'urgenza dei lavoratori del porto

«Sono fiducioso - ha detto - che i ministri Costa e De Micheli avranno la sensibilità di capire che dobbiamo pensare alla salvaguardia della città, ma anche ai tanti lavoratori del porto e a quelli della filiera turistica, culturale e artigianale, che non possono sentirsi abbandonati. Alcuni di loro non ricevono né stipendio né sussidi da febbraio». Al governo «chiedo di decidere in fretta: il tempo è scaduto e io rimando in attesa di sentirvi. Utilizziamo bene questo periodo segnato dalla pandemia per prepararci, oggi, per un rilancio economico e sociale dell'intera città e del Paese tutto». Insomma, «lavoriamo assieme, e sono sicuro che Anci sarà al fianco di tutti noi sindaci in questo obiettivo». «Non possiamo pensare di rilanciare il Paese - ha precisato - se non si dialoga con i territori».

Il Mose in funzione

Il sindaco ha evidenziato che «in questo difficile anno siamo riusciti, con la collaborazione di tutti, a fare in modo che il Mose entrasse in funzione. Abbiamo fermato il mare. Un'eccellente opera italiana di straordinaria complessità e unica al mondo. Un'infrastruttura che, finalmente, ha fatto parlare di sé per quello che in realtà deve rappresentare, per difendere Venezia dall'innalzamento dei mari e dai cambiamenti climatici. Una vera e propria diga a scomparsa sul fondo del mare. Un orgoglio per l'intero sistema Paese proprio per il suo alto livello di difesa e sostenibilità ambientale».

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