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L'arte che unisce: laboratori creativi per costruire una rete tra i ragazzi diagnosticati all’interno dello spettro autistico e la cittadinanza veneziana

Si intitola "Le pietre parlanti di Venezia" ed è un importante progetto curato dalla Fondazione Martin Egge Onlus, selezionato nell’ambito del programma “La città SIcura di sé” promosso dal Comune di Venezia e cofinanziato dall’Unione Europea – Fondo Sociale Europeo. L'iniziativa è stata presentata ieri pomeriggio via Zoom.

Le pietre parlanti di Venezia è un importante progetto che punta a costruire una rete inclusiva tra bambini, ragazzi e giovani adulti diagnosticati all’interno dello spettro autistico e i loro coetanei, attraverso la realizzazione di laboratori creativi e molteplici momenti di condivisione interattiva con la cittadinanza. Curata dalla Fondazione Martin Egge Onlus, l’iniziativa è stata selezionata nell’ambito del programma “La città SIcura di sé” all’interno del bando – promosso lo scorso anno dal Comune di Venezia – “Condominio e reti solidali”, che si prefigge l’obiettivo di attivare la comunità attorno ai cittadini con disabilità e fragilità. 

Cofinanziato dall’Unione Europea – Fondo Sociale Europeo, nell’ambito del Programma Operativo Città metropolitane 2014-2020, il progetto è stato avviato lo scorso novembre attraverso una fase introduttiva e proseguirà fino a maggio 2022. Si tratta di due laboratori artistici – attivati in questa fase iniziale a Venezia, presso la sede veneziana della Fondazione Martin Egge Onlus in Salizada San Pantalon – che, per il momento, coinvolgono nove ragazzi diagnosticati all’interno dello spettro autistico portandoli a esprimere al meglio la propria creatività. Nello specifico i laboratori, condotti da professionisti competenti e dagli psicologi della Fondazione Martin Egge, riguardano la pittura (sotto la guida di Cristiano Vettore e Chiara Mangiarotti, con la collaborazione di Carolina Scarpa e Angela Della Porta) e la video animazione (a cura di Alberto Stevanato, con Silvia Cimarelli, Gloria Badin e Martina Scusato).  

I laboratori di pittura e video animazione

Perno della prima fase dell’iniziativa, presentata via Zoom ieri pomeriggio, sono state proprio le pietre veneziane: le patere medievali, i bassorilievi e le sculture distribuite nella città lagunare sono state infatti rielaborate creativamente dai ragazzi attraverso la pittura e la video animazione. Grazie alla creatività, quindi, i partecipanti sono riusciti nell’intento di far veramente “parlare” le pietre di Venezia (da qui il titolo dell’iniziativa), cucendo su di esse narrazioni, curiosità, video e disegni esposti proprio durante la conferenza di ieri attraverso una virtuale, ma non per questo meno appassionante, caccia al tesoro. Il progetto si è quindi inserito perfettamente nel contesto urbano del centro storico veneziano, portando i partecipanti a riscoprire le ricchezze architettoniche della città, restituendole poi ai cittadini attraverso i loro occhi e le loro doti artistiche.

Quelli mostrati online ieri erano i colori, le voci, le animazioni e le capacità di nove ragazzi che contribuiscono al progetto con entusiasmo, dedizione e creatività. «Nel nostro atelier esploriamo le principali tecniche pittoriche e grafiche – racconta Cristiano Vettore, curatore del laboratorio di pittura –, adattandole man mano al personale linguaggio espressivo di ogni ragazzo, permettendo così a ciascuno di loro di esprimere la propria singolarità». Anche Alberto Stevanato, guida del laboratorio di video animazione e cofondatore di Anim’arte (spazio artistico e creativo situato nel cuore di Mestre nonché partner del progetto), racconta: «Nel nostro atelier facciamo tantissime cose: usiamo le mani per modellare la plastilina, colorare e disegnare ma impariamo anche numerose tecniche cinematografiche, principalmente lo stop motion. Attraverso l’uso dei computer e di sofisticati software, inoltre, apprendiamo le tecniche del montaggio audiovisivo». I due laboratori si svolgono quindi lungo due percorsi differenti ma pienamente complementari; non a caso, infatti, i termini utilizzati dagli organizzatori per descriverne le

caratteristiche sono identici: “divertimento”, “fantasia” e “squadra”. 

Un'iniziativa aperta alla cittadinanza

Il concetto di “team” è appunto fondamentale: «Noi lavoriamo come fossimo un’equipe, non c’è un capo o un leader e i ragazzi sono sia autori sia registi della propria storia» spiegano gli organizzatori. Per settembre – auspicando un miglioramento della crisi sanitaria in corso – è prevista un’apertura dei laboratori anche alla cittadinanza, con lo scopo di raggiungere ulteriori ragazzi e partecipanti: «Questo è un progetto che segue regole precise ma che, allo stesso tempo, si sviluppa molto nel tempo – spiega Chiara Mangiarotti, presidente della Fondazione Martin Egge Onlus –. Inizialmente i laboratori possono essere fruibili solo da utenti con disabilità, raccogliendo almeno 16 partecipanti. Si tratta però di un progetto inclusivo, per cui a settembre è prevista una fase di “apertura” all’intera cittadinanza, rivolta quindi a coloro che, con i nostri ragazzi, condividano lo stesso interesse per l’arte. Non c’è alcun limite di età». Il concetto di squadra sarà ancora più preponderante durante la seconda fase del progetto, veicolando un modo differente di intendere l’autismo: come spiegano gli organizzatori infatti, i ragazzi già partecipanti ai laboratori diverranno loro stessi guide dei nuovi utenti, elargendo consigli, insegnamenti e, forti delle proprie esperienze, li aiuteranno ad approcciarsi al meglio alle discipline artistiche affrontate. 

«Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare all’iniziativa e a contribuire a rendere le pietre di Venezia davvero parlanti. La nostra ambizione è quella di coinvolgere progressivamente la città intera» conclude Mangiarotti. 

Per maggiori informazioni visitare il sito e la pagina Facebook della Fondazione Martin Egge Onlus.

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