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Lunedì, 26 Settembre 2022
Cronaca

Occupata la chiesetta del XVI secolo di Marghera

Bettin: «Il Comune valuti la situazione di chi la sta occupando trovando eventualmente una soluzione alternativa, liberando la chiesa e riaprendo il percorso di recupero»

«Forse non è il peggiore oltraggio subito in tanti anni di esistenza, ma l’occupazione dell’antica chiesetta della Beata Vergine delle Grazie a Marghera, all’incrocio tra via Fratelli Bandiera e via Bottenigo, segna un altro passo nell’abbandono di questo prezioso manufatto, uno dei reperti di valenza storica (risale al XVI secolo) di tutta la terraferma». A parlare è Gianfranco Bettin, consigliere comunale Lista Verde progressista, denunciando l'abbandono della struttura.

La chiesetta è ciò che rimane di un insediamento tardo medievale che comprendevaun piccolo borgo cintato e un castelletto, dimora della famiglia del patriziato veneziano Rana (da cui il nome comune attribuito, nel’900, alla zona). Demoliti borgo e dimora per far posto allo sviluppo industriale, la chiesetta è ciò che resta dell’antico insediamento. Dismessa dalle sue funzioni verso la metà del secolo scorso, fu acquistata da privati e trasformata in officina meccanica, restando al culto solo la facciata, trasformata in un capitello, comunque oggetto di devozione popolare. Acquisita in epoca recente dalla società proprietaria la disponibilità a un intervento di restauro,, attorno al 2014/2015, dalla stessa Autorità, dalla Municipalità di Marghera e dal Comune di Venezia, d’intesa con la Soprintendenza, era stata avviata un’operazione di recupero e restituzione alla città.

«Dopo il 2015 tutto si è fermato e il degrado è ripreso - aggiunge Bettin -. Oggi, l’occupazione per farne un riparo di fortuna, sottolinea che l’abbandono persiste. Chiediamo - con una nuova interrogazione al Sindaco - che, nel caso specifico, il Comune valuti la situazione di chi la sta occupando trovando eventualmente una soluzione alternativa, liberando la chiesa, e riaprendo il percorso di recupero e restituzione alla comunità di uno dei simboli del territorio e della sua storia profonda».

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