L'alluvione scampata in terraferma, il lavoro dei consorzi di bonifica

Tra il 2010 e il 2017 realizzate 420 opere per la sicurezza idraulica: 201 milioni di euro. Prevenzione e gestione delle criticità con 1.500 dipendenti su 27 mila chilometri di canali, 400 idrovore, oltre 1.000 pompe

Lusore, bacino di laminazione: archivio

Maltempo eccezionale, millimetri di pioggia che aumentano di anno in anno e che si concentrano in certi periodi e in alcune zone. Tra l’11 e il 20 novembre di quest'anno, in Veneto, si è verificata una perturbazione che, anche a causa del forte scirocco, ha causato notevoli danni nella fascia costiera. La situazione meteo appare ancora incerta e il livello di attenzione rimane alto. I consorzi di bonifica hanno presentato il lavoro svolto in Veneto venerdì, alla sede dell'Anbi (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue) di Cannaregio. La prevenzione e la capacità di gestire le criticità meteorologiche ha ridotto le situazioni di disagio nell’entroterra. A Fossalta di Portogruaro, nelle prime due decadi del mese, si sono registrati oltre 300 millimetri di pioggia, valore più alto degli ultimi 25 anni. In generale, nel Veneto Orientale, ci sono stati i problemi più gravi. Il forte vento dall’Adriatico ha impedito il deflusso dei fiumi. Ne sono derivati allagamenti che hanno impegnato gli uomini del Consorzio di Bonifica Veneto Orientale e della protezione civile.

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Emergenze e razionalizzazione

Nell’ottica di uscire da un approccio emergenziale, e lavorare costantemente per prevenire i danni causati da violenti fenomeni meteo, i consorzi di bonifica, cui spetta la gestione della rete idrica minore, hanno messo a punto una macchina operativa sempre più efficiente grazie alla competenza dei 1.500 dipendenti che operano su 27mila chilometri di canali, con 400 idrovore, oltre 1.000 pompe, per una capacità di sollevamento complessiva di 1.577.709 litri d’acqua al secondo. 

I numeri

Tra il 2010 e il 2017 i consorzi del Veneto hanno realizzato 420 opere per la sicurezza idraulica per 201 milioni di euro investendo proprie risorse per 21 milioni di euro (su 170 cantieri) e per 180 milioni di euro provenienti da Regione Veneto, legge speciale per Venezia Fondi Por, Fsc (250 cantieri). C'è la consapevolezza che, nonostante la grande quantità di pioggia caduta sul territorio, tra qualche mese il Veneto potrebbe trovarsi in situazione di siccità. Oltre l’80% dell’acqua che cade nel terreno va infatti a mare, un patrimonio per l’agricoltura che ogni anno, in mancanza di sistemi di immagazzinamento, va disperso. 

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Le casse di espansione

«Sta cominciando a dare i frutti l’opera di sensibilizzazione che i ocnsorzi svolgono verso le amministrazioni comunali per l’adozione di un Piano Acque, con il quale, in collaborazione con i consorzi stessi, si individuano le criticità delle reti comunali e private e vengono approntate le misure necessarie per evitare allagamenti nelle reti urbane, causati da condutture non più adeguate ai nuovi abitati - spiega Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto - L’introduzione del principio di “invarianza idraulica” nei piani d’intervento urbani, adottato dalla Regione del Veneto – prima in Italia – e recepito dai consorzi, ha comportato la realizzazione di casse d’espansione (vengono realizzate per ridurre la portata durante le piene di un corso d'acqua tramite lo stoccaggio temporaneo di parte del volume dell'onda di piena) in prossimità dei nuovi edifici e quartieri rispondendo alle necessità idrauliche degli abitati». Dal 2010 la Regione ha realizzato, o avviato, lavori per 12 bacini di laminazione. L’idrovia fa parte del piano di opere da 3,2 miliardi di euro, di cui sono stati avviati interventi per 866 milioni di euro tra bacini di laminazione, consolidamenti arginali, ricalibrature di alvei, briglie.

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