Ville di lusso, ori e una collezione d'arte: sequestrati 20 milioni ad un broker

Alessandro Jelmoni è ritenuto il promotore di un’associazione a delinquere di carattere internazionale con interessi in Italia, in Lussemburgo, in Svizzera e in Gran Bretagna

Due lussuose ville e 20mila metri quadri di terreni in Sardegna, 67 opere d’arte e di antiquariato, tra cui dipinti di artisti del calibro di Pablo Picasso, Lorenzo De Caro e Niccolò Cassana (detto Nicoletto). E ancora: varie sculture, mobili ed oggetti di arredo, argenterie, gioielli antichi, pendoli ed orologi, risalenti al XVII e XVIII secolo. Sono alcuni dei beni, per un totale di 20 milioni di euro, che la guardia di finanza di Milano ha sequestrato al 52enne Alessandro Jelmoni, broker di San Donà di Piave (la cui famiglia è originaria del trevigiano) ma formalmente residente all’estero, condannato nei giorni scorsi a 10 anni e 7 mesi di carcere per associazione a delinquere, frode fiscale, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

Lo riferisce una nota del procuratore di Milano, Francesco Greco: la misura patrimoniale è stata disposta dalla sezione Autonoma Misure di Prevenzione del Tribunale del capoluogo lombardo dopo una lunga e complessa indagine che, grazie a articolari accertamenti bancari e all’analisi di ingente documentazione contabile e societaria, ha portato alla luce una serie di irregolarità negli investimenti finanziari e immobiliari realizzati attraverso strutture offshore e società estere.

Frodi fiscali e riciclaggio

In particolare, l’uomo è ritenuto il promotore di un’associazione a delinquere di carattere internazionale con interessi in Italia, nel Granducato di Lussemburgo, nella confederazione Elvetica e in Gran Bretagna. Inoltre, aveva accumulato un ingente patrimonio illecito in un trust del Jersey, paradiso fiscale nelle isole della Manica, amministrato da una trustee company lussemburghese. Quest’ultima aveva infatti ricevuto asset di valore da un’altra società di diritto lussemburghese che, sempre stando ai risultati delle indagini condotte dai finanzieri del Gico, era temporaneamente succeduta, quale settlor del trust, ad una fondazione del Liechtenstein, interamente controllato da due società di Milano con sede legale nell’abitazione dell’uomo che, però, risultava iscritto al registro degli italiani residenti all’estero dal 1992. Secondo la Procura di Milano, dai risultati dell’indagine arriva la conferma “che, ad oggi, l’investimento in opere d’arte rappresenta una delle più efficaci, ricercate e remunerative strategie di riciclaggio di proventi illeciti riscontrate in ambito internazionale”.

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