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Grandi navi, da Roma niente di fatto: Orsoni minaccia ordinanze

Il vertice tra i vari ministri ha rimandato le decisioni difficili a giovedì prossimo, mentre il sindaco intanto si prepara ad un gesto plateale

Ancora niente soluzione in vista per le grandi navi in laguna: venerdì il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, quello dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il sottosegretario al ministero dei Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni si sono riuniti proprio per discutere delle possibili alternative al passaggio dei giganti del mare in bacino San Marco. Eppure, nonostante i tre “vertici” faccia a faccia, dal tavolo non è uscito niente. E intanto, come riportano i quotidiani, il sindaco Giorgio Orsoni minaccia ordinanze.

NIENTE DI FATTO – Lupi, Galletti e Buitoni si sono incontrati nella sede del ministero delle Infrastrutture, e a tenere banco c'erano le valutazione d’impatto ambientale (Via) degli otto progetti inviati dalla capitaneria di porto. Lupi ha promesso che la Via arriverà nel giro di tre mesi, in modo da “incastrare” i progetti con il blocco alle grandi navi previsto per inizio anno: fondamentale infatti comunicare per tempo alle compagnie di crociera i progetti, in modo che sia possibile modificare di conseguenza i loro itinerari. Comunque, per il momento, da Roma nessuna novità: il vertice è stato aggiornato a giovedì prossimo.

ORSONI AL CONTRATTACCO – Intanto si fa sempre più concreta la minaccia del sindaco di Venezia, che da giorni pretende risposte dal governo e che, in assenza di novità, potrebbe estrarre dal cassetto un'ordinanza che interdica i colossi del mare della laguna per ragioni di ordine e sicurezza pubblica. Le acque veneziane non sarebbero infatti giurisdizione del primo cittadino, ma grazie al decreto legge del 2008 i sindaci possono “adottare provvedimenti, anche contingibili e urgenti al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana”, senza neppure passare attraverso Giunta e Consiglio. Certo, l'ordinanza potrebbe poi venire impugnata dall'autorità portuale davanti al Tar, ma nel frattempo avrebbe comunque ottenuto il suo scopo, che secondo Orsoni sarebbe quello di lanciare un segnale forte in direzione della Capitale.

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