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Ministero affonda il porto offshore "Il suo progetto è stato bloccato"

Lo annuncia il senatore del Pd triestino Francesco Rosso, critico con la grande opera: "Mi hanno confermato che per ora è stato congelato"

Una grossa grana sul futuro del Porto arriva da Roma. Il senatore del Partito Democratico Francesco Rosso, triestino, ha annunciato di aver "ottenuto conferma dal ministero delle Infrastrutture che il progetto di porto offshore al largo di Venezia è congelato". L'annuncio arriva da un parlamentare originario di una città i cui dirigenti (almeno quelli portuali) hanno sempre accolto non certo con toni entusiastici la grande opera progettata dall'Autorità portuale lagunare. Con in prima linea il suo presidente Paolo Costa, convinto sostenitore della necessità di una piattaforma d'altura per l'attracco e la gestione di navi commerciali sempre più grandi.

Sulla carta il costo della grande opera veniva indicato in circa 2,2 miliardi di euro. Ora, a quanto pare, arriva lo stop dal ministero. "Adesso le risorse pubbliche potrebbero essere destinate a un progetto comune che sviluppi e valorizzi le infrastrutture di un'area vasta che va da Trieste a Ravenna", aggiunge sempre Rosso, che chiede quindi la costruzione di una infrastruttura appannaggio di tutto il Nord Adriatico. Per competere con i grandi scali portuali europei.

La comunicazione del ministero arriva all'indomani dalla presentazione di una interrogazione di Francesco Rosso ai titolari dei dicasteri delle Infrastrutture e Trasporti (Maurizio Lupi) e dell'Ambiente (Gian Luca Galletti) in cui si ricordavano le indiscrezioni sugli ulteriori fondi governativi a disposizione di Venezia, "la cui Autorità portuale ha fissato a 2,2 miliardi di euro il costo totale dell'opera". "Considerato che si potrebbe facilmente arrivare a non meno di 3,5 miliardi - segnalava il senatore - ci sarebbero anche problemi logistici e ambientali considerato che l'isola artificiale in questione sarebbe collocata a 15 chilometri dal lido e a 28 dalla terraferma". Dopo l'annuncio, quindi, le parole continuano a essere critiche nei confronti del porto offshore: "La carenza progettuale, le incertezze sui costi, i rischi economici e ambientali difficilmente quantificabili, le garanzie rispetto a partner privati realmente disposti a investire sul progetto rendevano quest'opera non solo un azzardo ma anche un catalizzatore, un imbuto capace di congelare risorse pubbliche in un progetto faraonico di difficile realizzazione", conclude Rosso.

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