La madre della ragazzina che ha tentato di uccidersi: "Bullette, so chi siete. Confessate"

La donna ha incontrato i giornalisti e ha chiesto giustizia: "La religione predica il perdono, ma chiedo anche verità. Quelle chat le ho viste. La colpa è di 5 o 6 compagne di scuola"

"Sono molto arrabbiata. Vorrei che confessino, che si facciano avanti. Vorrei che qualcuno si esponga per dire la verità". A parlare è la madre della 13enne che martedì, in una scuola media del Veneto orientale, si è lasciata cadere dalla finestra del bagno al primo piano tentando di togliersi la vita. I suoi congiunti sono convinti che a indurre la giovanissima a ipotizzare il suicidio sia stato un gruppetto di compagne di scuola (non di classe) che da dicembre avrebbe iniziato a prendere di mira la 13enne tramite una chat su un social network. Allo stato i carabinieri non avrebbero individuato collegamenti tra le due vicende, fatto sta che a metà dicembre era stata presentata formale denuncia per cyberbullismo contro ignoti.

"Quelle chat le ho viste"

La madre, che parla a fianco della sorella ed è rappresentata dagli avvocati Walter Drusian e Matteo Giuseppe D'Anna, mostrando una famiglia unita, è convinta che tutto sia nato e tutto sia poi degenerato per colpa del mondo digitale: "In questi giorni lei era tornata a comportarsi in modo strano - sottolinea la donna - a essere nervosa, a non voler andare a scuola, a non mangiare. Lei mi parlava e mi diceva che c'erano queste ragazzine che la prendevano di mira. Penso fossero invidiose per la bellezza di mia figlia o per la sua fisicità, invece lei soffriva. Fino a ciò che è successo".

"A marzo insulti anche di persona"

Il cellulare della 13enne (ora sequestrato) era sempre sotto controllo della madre, così a dicembre si è accorta di quegli insulti gratuiti fotografati e copia-incollati sul profilo della figlia: "Così non mostravano i mittenti - spiega la donna - ma noi sappiamo chi sono. Mia figlia mi dice tutto". Sapere tutto, però, non è bastato: "A dicembre è stata presentata la denuncia, ma la giustizia non è intervenuta - continua la donna - la mia religione predica il perdono, ma al tempo stesso stesso chiedo sia fatta giustizia". Della vicenda, con professionalità, si sono occupati i carabinieri, si è interessata la scuola e la ragazzina è stata circondata dell'affetto dei suoi compagni di classe: "Di più - spiega la madre - era seguita anche da uno psicologo del servizio sanitario nazionale. L'avevo iscritta a un doposcuola. Abbiamo fatto di tutto, ma quando a marzo sono tornati gli insulti, stavolta anche di persona, i nostri sforzi non sono bastati. Dico ai genitori di stare vicini ai propri figli".

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"Venite allo scoperto"

Giovedì sono previste alcune operazioni per lenire i traumi riportati dalla 13enne (non in pericolo di vita) all'anca, al naso e al dorso. Quasi una settimana fa la madre aveva parlato con i professori chiedendo di nuovo aiuto: "Dopo la ricaduta ci siamo dati ancora da fare - conclude la madre - nel weekend è stata tranquilla e ha visto i suoi amici, lunedì siamo andati via io e lei, poi martedì non so se sia successo qualcosa a scuola. Lei è sempre stata una ragazza serena, ma negli ultimi tempi quando doveva andare a lezione trasaliva. Chiedo sia fatta giustizia. Sappiamo tutto, venite allo scoperto e confessate". 

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