Il limite dell'80% mette in difficoltà i trasporti. Zaia: «Sul ponte della Libertà servirebbero 78 mezzi in più dalle 7 alle 8»

I dati del presidente Zaia: «Il governo stanzia 200 milioni, sono pochi. Solo in Veneto, da qui a fine anno, ne servono circa 30». Baretta: «Con meno turisti è possibile garantire il servizio»

Ponte della libertà, archivio

Se in conferenza Stato-Regioni si è raggiunto l'accordo per la capienza all'80% dei mezzi di trasporto, per il presidente del Veneto Luca Zaia: «lo si deve al dibattito partito dalla nostra regione». Torna sulla questione il governatore, «si voleva ridurre della metà la tenuta dei mezzi permettendo invece il fianco a fianco dei lavoratori nelle fabbriche, con la mascherina - dice Zaia -. Abbiamo sempre detto che era una contraddizione, e ad aprile abbiamo firmato il protocollo con i sindacati in occasione della prima riapertura delle imprese con i codici Ateco: vale la regola della mascherina».

Il bis e la rottura di carico

In Veneto si contano 465 milioni di passeggeri all'anno: 45 milioni su rotaia, 145 milioni su acqua e 275 milioni su gomma. «Occorre capire cosa significa la riduzione del 20% a bordo dei mezzi - dice Zaia -  Il trasporto bubblico regionale percorre ogni giorno 350 mila chilometri su gomma, 1000 ore di navigazione, 700 sono le ore di viaggio dei treni. Ci saranno immancabilmente problemi di natura organizzativa: il 20% equivale a circa 500 mezzi in più da aver disponibili e coinvolge la rottura di carico: il punto in cui il mezzo si ferma, dove una volta interveniva il bis, che tornerà di moda», dice Zaia.

Ponte della Libertà

Per capire in modo diretto cosa significa quel 20% in meno, si può prevedere cosa accade sul ponte della Libertà a Venezia: in fase pre Covid circolavano 122 mezzi all'ora, dalle 7 alle 8. Oggi, togliendo l'80% della capienza, servono 200 mezzi, cioè 78 in più. «Ci sono problemi amministrativi - continua Zaia  - occorre ingaggiare i conducenti bis, c'è un problema di sicurezza: quando la capienza è satura e bisogna lasciare a piedi, se si tratta di un minore, vuol dire che rimane non accudito. Abbiamo messo 8 milioni a bilancio intanto, per le prime necessità - dice - per il noleggio mezzi privati, ad esempio. A livello nazionale il governo stanzia 200 milioni di euro, ma sono pochi. Solo in Veneto, da qui a fine anno, servono circa 30 milioni».

Turismo

«Con la regola dell’80% di capienza e con la riduzione dei turisti è possibile garantire il servizio senza disagi inaccettabili - per il candidato sindaco Pier Paolo Baretta - L’amministrazione comunale non si è attivata per tempo per trovare una soluzione che garantisca a tutti i veneziani un trasporto efficiente e in sicurezza. La prova? La soluzione proposta dal sindaco uscente: "Prendete la vostra auto per accompagnare i figli" a scuola». Ad aprile, di fronte allo stesso problema, dice Baretta, «aveva proposto "andate a piedi". Ma così si scarica sui cittadini non solo il problema ma anche la soluzione. Da mesi diciamo che serve un piano in vista della riapertura delle scuole, che coinvolga tutte le strutture che si occupano di trasporto».

«Mascherine, gel a bordo dei mezzi, procedure di salita e discesa, controllo del numero di utenti, distanziamento alla fermate, rischio-ressa. Tutti argomenti lasciati sul tavolo - affermano Erika Baldin, consigliera regionale e candidata del M5S e Sara Visman, candidato sindaco 5 Stelle a Venezia - Da tempo chiediamo che Regione, Comune, aziende di trasporto, istituti scolastici e categorie si confrontino per trovare meccanismi, orari e gestione dei mezzi del trasporto pubblico funzionali alla ripresa delle scuole, oltre all'elasticità per evitare il collasso».

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L'idea alternativa: scaglionare gli orari

L'approccio del sindaco Brugnaro è stato criticato da Alessandro Baglioni, capogruppo Pd della Municipalità di Favaro e dal candidato al consiglio comunale Roberta Tossato: «Il sindaco continua a dimostrare la propria impreparazione ad affrontare l'emergenza invitando ad utilizzare il mezzo privato (con gli ovvi effetti sul traffico, sull'inquinamento, sulla sicurezza stradale nei pressi delle scuole), invece che adottare le azioni di propria competenza. Da tempo affermiamo che le soluzioni vanno ricercate altrove: potenziamento e valorizzazione del Pedibus; creazione di una rete di piste ciclabili sicure e di collegamenti tra quelle esistenti che permettano di raggiungere i vari poli scolastici; coordinamento tra tutti i soggetti interessati per far sì che vi sia una vera riorganizzazione degli orari delle scuole e dei posti di lavoro, in modo che gli utenti si muovano scaglionati e non tutti insieme. Questa probabilmente è la tematica dove finora si è riscontrato il maggior insuccesso: è impensabile garantire il distanziamento prevedendo che tutti continuino a muoversi dalle 7 alle 8 di mattina».

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