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Giallo di Pianiga: Garbin poteva perdere il lavoro a fine dicembre

Continuano le indagini dei carabinieri sui due coniugi trovati morti in casa in via Luciani. Il 57enne ha lasciato una lettera. Attesa per l'autopsia

Continuano le indagini per venire a capo del giallo di Pianiga: la morte del 57enne Gianni Garbin e della moglie Daniela Masaro, 55 anni, trovati mercoledì privi di vita nella loro abitazione di via Papa Luciani. Lei riversa a terra a pancia in giù nella camera da letto al secondo piano dell'appartamento, lui impiccato in garage. Tutte le ipotesi, in attesa dell'autopsia disposta giovedì dal magistrato, rimangono aperte: dall'omicidio-suicidio al gesto estremo del marito, dipendente della Bugin Carni di Santa Maria di Sala, dopo la scoperta del decesso della moglie. All'indomani alle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Venezia, della tenenza di Dolo e della compagnia di Chioggia si sono aggiunti i rilievi del Ris di Parma, che hanno già effettuato un sopralluogo nell'abitazione della tragedia. L'inchiesta si concentra su due frangenti: la sfera privata della coppia e quella lavorativa di Gianni Garbin. In entrambi i casi l'uomo, attivo nel ramo commerciale dell'azienda, doveva contrastare situazioni certo non facili. 

Problematiche che con ogni probabilità sono confluite nella lettera che ha scritto di proprio pugno con la ferma intenzione di farla finita, in cui chiede perdono ai propri cari. Al figlio 19enne e agli altri parenti. Un elemento questo che induce a privilegiare quanto meno l'ipotesi che il suo gesto estremo possa essere stato premeditato. In questi mesi la moglie pare fosse alle prese con la depressione, dopo che in passato avrebbe avuto anche superato problemi di alcolismo. Un equilibrio fragile minato anche dalla morte della sorella della donna, pochi anni fa. Ma anche sul fronte professionale Garbin non poteva contare su stabilità e certezze: "Negli ultimi giorni era in ferie - spiega il titolare dell'azienda in cui lavorava la vittima, Gianni Bugin - anche mercoledì. Quando l'ho scoperto non ci volevo credere. Mai e poi mai avrei immaginato che una persona come lui potesse fare quello che ha fatto. Nei mesi scorsi gli era stato prospettato un possibile suo licenziamento. Gli avevo fatto capire che la cosa non era sicura, ma che in tempi di ristrettezze saremmo stati costretti a tagliare. Forse. Era per dargli una mano, per dargli il tempo di guardarsi intorno. Lui veniva dall'abbigliamento e di carne ci capiva poco. Io vivo tra i miei dipendenti, stanotte non ho dormito. Siamo esseri umani". 

Frasi stringate a trattenere la costernazione per l'accaduto: "Lui era una persona molto tranquilla - continua Bugin - nessuno si era accorto di qualcosa di strano nel suo comportamento negli ultimi tempi". La preoccupazione per l'approssimarsi del fatidico dicembre, però, c'era. E qualche amico sottolinea come Garbin si fosse già informato da avvocati per capire la propria situazione. In più l'uomo doveva affrontare i presunti problemi di depressione della moglie Daniela, che con la morte dell'amata sorella sarebbe piombata in una brutta spirale.

Situazioni che raramente Garbin confidava, ma che portano un uomo a vivere su un equilibrio fragile. Che a un certo punto deve essere mancato. I pensieri e le parole dell'uomo scritti nella lettera sono ora al vaglio dei carabinieri, ma ulteriori risposte ai numerosi punti di domanda della vicenda si attendono dall'autopsia sulle due vittime, che verrà effettuata venerdì dal medico legale Silvano Zancaner. L'esame dovrebbe stabilire soprattutto i motivi del decesso di Daniela Masaro, se sia naturale o meno. Da capire con certezza anche le tempistiche della tragedia: è possibile che le due morti siano sopravvenute anche in due tempi diversi. Naturalmente, poi, i miilitari dell'Arma stanno passando al setaccio le comunicazioni di Gianni Garbin prima di togliersi la vita: mercoledì pomeriggio aveva chiamato il cognato dichiarando "siamo in pericolo, voglio morire", ma i militari vogliono assicurarsi che non abbia comunicato in altro modo anche con altre persone. Tra queste parole potrebbe nascondersi la chiave di volta per far luce sull'intera vicenda.

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