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Protesta dei No Pfas a Venezia, manifestanti a palazzo Ferro Fini: "Non ci hanno ricevuti"

Si sono radunati mercoledì alla sede del Consiglio regionale, chiedendo un'audizione che non c'è stata. Obiettivo: far fermare le fonti di inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche

Attivisti in strada per rinnovare la protesta contro l'inquinamento da Pfas (sostanze perfluoro alchiliche), che interessa un’ampia area del Veneto compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova. Mercoledì mattina si sono dati appuntamento davanti a palazzo Ferro Fini a Venezia, sede del Consiglio regionale. Erano una trentina, soprattutto mamme con figli, rappresentanti della Climate Defense Units e di Greenpeace. Hanno mostrato cartelli con slogan "acqua libera dai Pfas", chiedendo un'audizione in Consiglio, iniziato alle 11 all'interno della struttura. Intanto dall’altro lato del Canal Grande, in fondamenta della Salute, altri 50 attivisti hanno dato vita ad un presidio informativo per spiegare le ragioni dell'iniziativa.

Niente incontro: "La Regione contro i cittadini"

Tutto inutile. "Dopo ore di attesa di un incontro promesso - raccontano alla fine - la delegazione di tre rappresentanti non è stata ricevuta". Amaro il commento di Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia: "Se prima ci domandavamo da che parte stesse la Regione in questa vicenda adesso lo sappiamo: non dalla parte dei cittadini".

I motivi della protesta

I manifestanti da mesi chiedono alle autorità regionali di fermare gli scarichi in Veneto, proponendo la bonifica immediata e la chiusura dell'azienda in provincia di Vicenza considerata la fonte principale dell'inquinamento. In marzo Greenpeace aveva lanciato una petizione per chiedere alla Regione di censire e bloccare tutte le fonti di inquinamento da Pfas, sostanze chimiche pericolose per l’ambiente e per l’uomo, e di adottare livelli di sicurezza nell’acqua potabile in linea con i valori più restrittivi vigenti in altri Paesi. "I rappresentanti della sanità in Veneto - avevano spiegato i rappresentanti dell'organizzazione - hanno pubblicamente ammesso che siamo di fronte a un disastro ambientale: non è possibile tutelare adeguatamente la salute e la sicurezza dei cittadini se si adottano valori di riferimento di Pfas nell’acqua potabile tra i più alti al mondo".

LA DELEGAZIONE NON E' STATA RICEVUTA VENEZIA, 06.12.17 –

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