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Processo Mose, Nordio: "Vent'anni dopo di nuovo tangenti, spero non accada più"

Il procuratore aggiunto titolare dell'inchiesta parla giovedì all'ingresso della prima udienza: "Se i giovani fra 20 anni dovranno ancora occuparsi di tangenti sarà una brutta notizia"

Vent'anni dopo Tangentopoli di nuovo un processo legato a un grosso giro di mazzette. Non è cambiato molto, verrebbe da dire. Il procuratore aggiunto Carlo Nordio lo ribadisce all'ingresso della prima udienza del processo Mose, giovedì mattina: "Vent'anni fa mi sono occupato di tangenti con Tangentopoli - ha dichiarato - E oggi parte un nuovo processo sulle mazzette. Io per motivi anagrafici sono vicino alla fine della mia carriera, ma spero che i giovani che hanno indagato sul Mose non debbano occuparsi di cose simili fra altri vent’anni. Sarebbe una brutta notizia per l’Italia".

In mattinata ha preso il via il processo per gli otto indagati del caso Mose, nato intorno alle tangenti e alla corruzione legati al sistema di paratoie mobili nella laguna di Venezia. Nessuno degli imputati si è presentato in aula, davanti al tribunale collegiale di Venezia, presieduto da Stefano Manduzio. Tra gli indagati ci sono l'ex ministro Altero Matteoli (corruzione) e l'ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni (finanziamento illecito dei partiti). Il primo atto ha riguardato le eccezioni: le rispettive difese di Matteoli e dell'imprenditore Erasmo Cinque chiedono che il loro troncone d’inchiesta vada a Roma. All’ex ministro il pm Ancilotto ha risposto che la corruzione  è avvenuta a Venezia quando furono assegnati i lavori a Scostramo.

A sostenere l’accusa sono i pm Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Carlo Nordio. Le parti civili sono invece Governo, Regione Veneto, Comune di Venezia, Città Metropolitana di Venezia e in parte il Consorzio Venezia Nuova. Una parte della vicenda è stata trasferita a Milano per competenza territoriale, con patteggiamenti e un unico processo: Marco Milanese, ex consigliere politico di Giulio Tremonti ed ex deputato del Pdl, è stato condannato a due anni e mezzo di carcere dal tribunale lombardo. I giudici hanno contestato il reato di traffico di influenze illecite derubricando l'iniziale accusa di concorso in corruzione. Il pm Roberto Pellicano aveva chiesto ai giudici di condannarlo a tre anni e mezzo di carcere. L'ex deputato presente in aula non ha voluto commentare la sentenza.

I dibattimenti in atto costituiscono l'ultima fase del lungo percorso iniziato il 4 giugno 2014 quando, all'alba, è scattato il blitz che ha portato all'arresto di 35 persone, a vario titolo, su ordinanza del Gip di Venezia, Alberto Scaramuzza. Tra i coinvolti dal provvedimento anche l'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, che optò per il patteggiamento di una pena a 2 anni e 10 mesi di carcere e (ora si trova agli arresti domiciliari) e a 2,6 milioni di euro di multa. Coinvolti anche Maria Giovanna Piva, ex presidente del magistrato alle Acque, l'imprenditore Erasmo Cinque, l'architetto Danilo Turcato, l'ex presidente del Consiglio regionale Amalia Sartori, l'imprenditore Nicola Falconi e l'avvocato Corrado Crialese.

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