Patriarca sprona i fedeli: "Migranti, agire e superare i campanilismi"

Lettera di monsignor Moraglia che verrà letta domenica durante le Messe sul territorio: "L'urgenza della situazione sotto gli occhi di tutti"

La questione profughi continua a tenere banco in un territorio, quello del Veneto, in cui le proteste e le critiche nei confronti delle modalità con cui è stata gestita l'emergenza sono piuttosto vibranti. Ne è consapevole il patriarca Francesco Moraglia, che giovedì, proprio mentre in prefettura si stava svolgendo il tavolo regionale con sindaci, prefetti e rappresentanti delle forze dell'ordine, ha lanciato un appello ai parroci. Un appello preciso: "L'accoglienza è un dovere". A queste parole si è aggiunta anche una lettera che il massimo rappresentante della Curia veneziana chiede venga letta domenica prossima durante le funzioni religiose ai fedeli. Parole che vanno dritte al punto: "La drammaticità della situazione è sotto gli occhi di tutti - scrive Moraglia - Le proporzioni del fenomeno sono epocali e la politica sembra trovare con fatica nuovi spiragli. I fatti o, meglio, gli uomini, le donne e i bambini in fuga da una morte pressoché certa ci interpellano. E la loro domanda è senza sconti!". 

Il patriarca intende risvegliare le coscienze dei fedeli: "Ciascuno di noi, con la sua comunità, è chiamato in causa: ormai sono centinaia di migliaia gli uomini, le donne e i bambini che fuggono dalle guerre e dalle dittature alla ricerca disperata di una possibilità di vita - continua Moraglia - La fotografia del piccolo Aylan che ha scosso le coscienze, anche di quanti sembravano più restii, e lo ritrae sdraiato sul bagnasciuga, col volto rivolto alle onde di quel mare che poco prima lo aveva inghiottito, non ci racconta - possiamo esserne certi - un caso isolato. Quanti piccoli Aylan, infatti, ci rimarranno per sempre ignoti!". 

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E' un richiamo al buon senso e soprattutto all'azione quello del patriarca: "Il ringraziamento per quanto già fate è forte, come è forte la richiesta di crescere ulteriormente nell’impegno, coordinando sul territorio interventi concreti volti a suscitare sempre più una cultura della solidarietà e dell’accoglienza nel rispetto della persona - sottolinea Moraglia - Scegliere la strada degli incontri concreti sul territorio, legando assieme le diverse realtà che vi operano, va oltre la logica dei grandi incontri, certamente belli e utili, ma l’urgenza chiede tempismo e concretezza, guardando alla realtà quotidiana nella quale viviamo. Esorto - conclude - con animo trepidante a percorrere questa strada di concretezza e di ecclesialità collaborando con tutti coloro che vivono sul territorio; è un gesto di testimonianza e di conversione che ci prepara al grande Giubileo della Misericordia".

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