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Poliziotti provinciali in spiaggia, la Cgil: "Si spreca denaro pubblico"

Il responsabile del settore pubblico, Pascoli: "Da cinque anni il Corpo è andato via via assottigliandosi e per far fronte alle necessità devono fare straordinari. Ma non è quello il loro lavoro"

"Spiaggia, sabbia, sole e... polizia provinciale. Già, perché anche quest'anno la Provincia di Venezia ha messo a disposizione dei vari comuni del litorale gli agenti al fine di contrastare il commercio ambulante. Ma per garantire i servizi è necessario sempre più stiracchiare l'orario di lavoro, con un ricorso davvero massiccio allo straordinario che pesa sull'ente". Lo nota Giovanni Pascoli, dirigente della Cgil-Funzione pubblica veneziana. "Ormai è il quinto anno, potrebbe dire qualcuno, e la cosa è di routine. Ma quel qualcuno non sa che intanto l'organico del Corpo in questi cinque anni è andato via via assottigliandosi. Sembra pertanto una scelta quanto mai sconveniente quella di voler perseverare nel presidio delle spiagge, che non rientra esattamente tra i compiti strettamente d'istituto della Provincia: poco più di una trentina di uomini impegnati su tutto il territorio della Provincia di Venezia a mala pena possono far fronte ai controlli in materia di caccia, pesca e ambiente, senza aggiungere, come ha fatto l'amministrazione a guida leghista, il commercio, la viabilità agli istituti scolastici, gli sbandierati servizi antidroga".

Secondo Pascoli "caccia, pesca e ambiente sono tre materie di grande importanza e riguardano la sicurezza di tutti i cittadini. Molti si ricordano della polizia provinciale solo quando i cacciatori sono troppo vicini alla casa e il piombo dei pallini rimbalza sulle finestre. Sulla pesca poi si regge l'economia di migliaia di famiglie e sulla laguna incombe la fame predatoria di chi distrugge i fondali. E su tutto il territorio provinciale si moltiplicano gli abbandoni di rifiuti, lo sversamento di liquami e reflui zootecnici, le discariche abusive, con potenziale grave danno alle falde acquifere".

"In altre parole - prosegue il sindacalista Cgil - è ora di cambiare tono a quell'allarme securitario finora declinato quasi esclusivamente in chiave anti-immigrata, e che ormai in tempi di crisi non attecchisce più nemmeno nella verde Treviso, come si è visto dalle ultime amministrative. Oggi sicurezza per il cittadino vuol dire soprattutto essere certo di mangiare un cibo sano dalla provenienza certa e la convinzione che l'acqua che sta bevendo non sia stata inquinata, o che il prato o il campo non nascondano qualche veleno sotto".

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