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I profughi arrivati martedì mattina

I profughi arrivati martedì mattina

Dall'Africa al residence, i profughi alloggiati a due passi dal mare

Sono giunti in 300 tra lunedì notte e martedì mattina, poi smistati in strutture di tutte le province venete: 54 destinati al Veneziano, vanno a Eraclea. Zaia furioso: "Giù le mani dalle nostre zone turistiche"

"Ci sono chiese qui? Ma in quale città siamo?". Si guardano intorno disorientati, ma comunque sorridenti i profughi che martedì mattina sono stati smistati tra le varie province venete nel parcheggio della Metro di Marghera. Due pullman sono arrivati già nella notte; poi la mattina il primo ha fatto capolino nel park verso le 8.30, le operazioni sotto il sole che iniziava a farsi sentire si sono prolungate per le due ore successive. Sono i migranti finiti loro malgrado al centro di un braccio di ferro che coinvolge Governo, Prefetture e Regioni. Continuano gli sbarchi, e di conseguenza continuano anche le polemiche: governatori e sindaci ripetono che di posto non ce n'è più, mentre i rappresentanti dello Stato devono fare di necessità virtù. Martedì è previsto l'ennesimo vertice a Ca' Corner per tentare di coordinare l'emergenza.

TAVOLO TRA PREFETTI MARTEDI PER L'EMERGENZA

Sono diversi i pullman con a bordo i profughi giunti a Marghera, tra la notte di lunedì e la mattina di martedì. Lì, poi, le operazioni burocratiche di smistamento. I migranti, almeno quelli destinati al territorio lagunare, sono stati divisi in alcuni minivan che poi sono partiti alla volta di un residence di Eraclea. Ventisette tra nigeriani e ghanesi (ma le nazionalità sono molteplici tra coloro che hanno cercato la salvezza attraversando il Mediterraneo), alloggeranno in un residence della località balneare a nemmeno un chilometro dalla spiaggia; altri 27 erano già partiti nella notte, sono quindi 54 in tutto quelli destinati alla struttura. A due passi dalla laguna del Mort e dalla pineta, proprio mentre sta per iniziare la stagione turistica. Si tratta di una realtà ricettiva con appartamenti che in parte sarebbero già stati affittati o acquistati da privati cittadini, i quali ora si ritroveranno a convivere con questi nuovi ospiti (sei per appartamento, nove in tutto). La cooperativa sociale di Carpi che gestirà a livello logistico l'accoglienza avrebbe già organizzato degli incontri per spiegare ciò che succederà, mentre naturalmente gli accordi sono stati presi dalla società veronese che ha la disponibilità degli alloggi con la Prefettura. Una scelta frutto della difficoltà di reperire posti letto in strutture pubbliche e associazioni di volontariato, dove ormai si sta raschiando il fondo del barile. "Per quanto riguarda il vitto, gli immigrati avranno a disposizione una mensa comune con pasti preconfezionati da un’azienda di ristorazione - dichiara l'Ulss10 - Il personale del Dipartimento di Prevenzione, diretto dal dottor Luigi Nicolardi, ha inoltre previsto interventi sanitari durante l’intero periodo di permanenza degli immigrati".

GRUPPO DI CLANDESTINI SALTA GIU' DAL CAMION A SCORZE'

Basta mettere la testa in uno di questi minivan per essere accolti dai sorrisi di sollievo, pur nel generale smarrimento di chi non capisce esattamente che sta succedendo. Sono sei, il più giovane dice di avere sedici anni, i due più anziani ne hanno trentacinque. Cinque sono nigeriani (cristiani), un diciottenne è invece ghanese (di religione musulmana). "Siamo contenti di essere in Italia e speriamo di restare - racconta uno dei più anziani - siamo fuggiti dalla povertà e siamo soli. Le nostre famiglie sono rimaste in Africa. Chiediamo solo un lavoro e la possibilità di vivere decentemente". Sulla parola "lavoro" tutti annuiscono convintamente. Ma i sei non sanno bene dove sono finiti: "In che città siamo? - chiedono - Roma? Siete cristiani qui?". In Nigeria naturalmente questa è una domanda non scontata: "Stiamo fuggendo dalla povertà e dai massacri. Lì c'è la paura - raccontano - anche durante il viaggio con il barcone abbiamo avuto tanta paura, ma avevamo Dio sopra le nostre teste a proteggerci". Il loro viaggio in mare tutto sommato è andato liscio, nessun naufragio e nessuna tragedia in mare: sono arrivati tutti sani e salvi sulle coste della Sicilia, dove spiegano di essere stati trattati bene. L'unico musulmano del gruppo abbassa gli occhi, ma quando gli si spiega che qui è libero di professare qualsiasi religione si rincuora: "In Ghana non potevo pregare - spiega - non sono abituato alla libertà".

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I van si dirigono verso la sede della questura di via Nicolodi a Marghera, dopodiché si riparte verso Eraclea, quella che sarà la loro casa per un po'. Cinquantaquattro, come detto, quelli destinati alla località balneare, ma sono 300 in tutto quelli giunti in queste ore, metà nella notte e metà quando il sole era già alto: gli altri sono già partiti alla volta di strutture in tutte le altre province del Veneto, sempre con l'obiettivo di assicurare una distribuzione diffusa e non troppo impattante sul territorio. In maggioranza si tratta di giovani uomini, molti anche dal Senegal; poche invece le donne con i bambini, assegnate a strutture del Padovano.

ZAIA FURIOSO - "Giù le mani dagli appartamenti e dagli hotel nelle zone turistiche del Veneto - ha commentato il governatore Luca Zaia - La rappresaglia di Renzi e Alfano contro il Veneto è scattata. Ci muoveremo con atti formali”. Rispondendo anche a un appello inviatogli da alcun sindaci del bacino termale euganeo (Abano, Teolo, Torreglia, Battaglia Terme e Galzignano Terme), il presidente  sottolinea che “nemmeno un profugo, non uno, deve essere inviato in nessuna località turistica e quelli di Eraclea vanno allontanati immediatamente. Se Renzi e Alfano vogliono distruggere la prima economia di questa Regione con 70 milioni di arrivi, migliaia e migliaia di posti di lavoro (anche per gli immigrati regolari che ospitiamo) e 16 miliardi di fatturato – aggiunge – hanno trovato la via più breve. Anche per i prefetti – incalza il Presidente del Veneto -  è arrivato il momento di scegliere, perché i diktat contro la gente e gli amministratori che la rappresentano non farebbero altro che alimentare la già alta tensione sociale. Renzi e Alfano sappiano – conclude Zaia – che la mia non è una battaglia di sole parole e se non ci credono devono solo aspettare le ore necessarie per la definizione, anche giuridica, di una serie di atti concreti, formali, legittimi, incontrovertibili”.

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