In centinaia a Ca' Farsetti per "salvare" dalla vendita villa Hériot

La protesta ha raggiunto il Consiglio in cui venerdì il commissario Zappalorto ha reso il complesso un bene comunale alienabile

Foto Beppe Caccia (twiter)

Erano in tanti e di ogni età. Tutti con il medesimo appello: "Non vendete villa Heriot". Consiglio comunale "numeroso" come non si vedeva dai tempi della caduta della giunta Orsoni venerdì mattina a Ca' Farsetti. Nodo del contendere l'inserimento all'interno della lista dei beni alienabili da parte del Comune di Venezia nel 2014 del complesso della Giudecca, dove trova spazio la sede dell'Università Internazionale dell'Arte.

Chi contestava la decisione dell'amministrazione commissariale lagunare, infatti, ha esibito cartelli in cui chiedere "il taglio degli sprechi e delle spese inutili" piuttosto che vendere ulteriori "gioielli" veneziani. "Il bilancio ce lo risaniamo da soli", era un altro slogan gettonato. Il complesso potrebbe essere venduto in tempi brevi (nel 2015 al posto della villa è stato inserito il garage interrato di piazzale Candiani), visto che ci sarebbe un acquirente. Introitando così dieci milioni di euro da mettere a bilancio e contribuire a non sforare il patto di stabilità.

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A mezzogiorno l'inizio del Consiglio comunale, con un intervento anche del presidente dell'Università internazionale dell'arte. Che così perderebbe la sua sede. A manifestare c'erano anche i rappresentanti dell'Iveser e le associazioni della Casa della Memoria, che trovano spazio nella parte del complesso per ora non interessato da possibili vendite. Un appello è stato firmato da tutte queste realtà, oltre che dai genitori dei bambini che frequentano la scuola San Francesco. Tutti chiedono un'unica cosa: di fermare la vendita di villa Heriot.

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