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Manoscritti e disegni veneziani del '300 recuperati dopo aver girato il mondo VD

Oggetto di diversi furti nell'Archivio di Stato di Venezia, sono stati rintracciati dai carabinieri. Erano finiti tra Usa, Francia e Piove di Sacco. Il valore è di circa mezzo milione di euro

Sei manoscritti e disegni risalenti al '300 trafugati dall'Archivio di Stato di Venezia in diversi momenti. In un caso addirittura 70 anni fa. Un preziosissimo tesoro recuperato dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale al termine di indagini lunghe e complesse. Anche per ricostruire gli innumerevoli passaggi di mano avvenuti nei decenni. I documenti storico-artistici, che riguardano momenti della storia della Serenissima Repubblica di Venezia, hanno un valore stimato sul mercato superiore al mezzo milione di euro. Ora sono tornati in possesso dell'Archivio di Stato.

Storie diverse, ricerche durate anche decenni: alla fine questi tesori, trafugati in tempi e circostanze diverse dalla sala diplomatica "Regina Margherita" dell'archivio di Stato, vengono restituiti alla collettività e tornano nella loro legittima "casa".

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C'è un frammento di pagina in pergamena manoscritta del 1328, con la prima raffigurazione del doge Francesco Dandolo (la prima volta che veniva raffigurato un Doge in questo tipo di documento), strappato dal "Codice collegio, promissioni ducali, 1" e rubato prima del 1965 (valore 10mila euro, o meglio è stata la somma con cui è stata venduta l'opera, ma vale molto di più. La cifra è stata definita "ridicola"). È stato recuperato in collaborazione con l'Interpol e l'office centrale de lutte contre le trafic de biens culturels di Parigi. Era stato messo in vendita da una casa d'aste londinese e acquistato da un italiano residente a Parigi. La promissione era un documento rivolto ai cittadini in cui il nuovo Doge spiega le proprie "linee programmatiche" in fatto di economia, società e politica estera.

Sono tornate in laguna anche quattro pagine in pergamena manoscritte della seconda metà del XIV secolo, asportate dal codice "Mariegola della scuola grande di Santa Maria de Valverde mare de Misericordia", datato 1392 e rubato negli anni '40 del '900 (valore 400mila euro). Sono state individuate seguendo i vari passaggi di proprietà che hanno permesso di risalire al collezionista statunitense che le acquistò in Italia verso la metà del secolo scorso: alla sua morte gli eredi decisero di donare le pergamene al Museum of Arts di Toledo (Ohio, Usa). Le pagine, riconosciute, sono state sequestrate e rimpatriate. Si tratta di quattro pagine strappate dal codice, poiché vendute singolarmente avrebbero fruttato molto di più. Sono preziose, con miniature di pregio. Erano statr acquistate la prima volta da un profugo statunitense, poi il loro incessante peregrinare le ha portate in giro per il mondo.

Infine un grande disegno a penna e inchiostro di carta raffigurante uno "studio per galeone" di un anonimo veneziano della prima metà del XVI secolo, trafugato prima del 1977 (valore 100mila euro). Dopo varie transazioni è stato acquistato da uno storico italiano che si era stabilito in Francia. Alla sua scomparsa l'erede l'ha venduto: dell'opera si sono perse le tracce fino a quando è comparsa in una libreria antiquaria fiorentina e un collezionista padovano (di Piove di Sacco) lo ha acquistato in buona fede: anche questo è stato posto sotto sequestro e riconsegnato all'archivio di Stato.

Dell'operazione si sono occupati i carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Venezia, insieme all'Arma territoriale, coordinati dalle procure di Venezia e Padova e con l'aiuto (prezioso) dell'archivio di Stato di Venezia e della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Veneto e del Trentino Alto Adige. Il comandante provinciale dell'Arma, Claudio Lunardo, ha commentato: "L'impegno dei carabinieri di Venezia su tutte le forme di criminalità è una ulteriore testimonianza di quanto vogliamo far del bene a Venezia . Abbiamo restituito un grande patrimonio a tutta la cittadinanznza. È una fortuna potersi avvalere di questi reparti speciali: con il nucleo tutela patrimonio culturale lavoriamo in piena sintonia".

In "prima linea" nelle indagini il maggiore Christian Costantini, comandante del nucleo di tutela patrimonio culturale: "Ciò che traspare è la triste commercializzazione di questi capolavori - ha dichiarato - Opere che poi hanno storie particolari. La riproduzione del galeone ha avuto per esempio vari passaggi di mano. Alla morte del proprietario una donna si è dichiarata sua erede, ma non lo era. Ha cercato di venderlo in dei mercati napoletani, poi l'ha acquistata una biblioteca antiquaria di Firenze. E' stato a quel punto che l'ha comprata un collezionista di Piove di Sacco". 

A "certificare" il valore delle opere trafugate è il direttore dell'Archivio di Stato, il dottor Raffaele Santoro: "Nelle promissioni del doge Dandolo c'è stato l'intervento di un grande pittore veneziano - ha spiegato - la pagina è stata ritagliata almeno due volte per valorizzare la miniatura. Per quanto riguarda il disegno del galeone, è forse l'unica testimonianza tecnica di un'imbarcazione da guerra del periodo della battaglia di Lepanto, in cui si passò dalle galee alle galeazze. Perché le armi furono posizionate anche sulle fiancate. Queste navi hanno costituito uno degli elementi che hanno permesso alla flotta cristiana di vincere la grande battaglia. Questo documento - ha concluso - prodotto da tecnici dell'epoca addetti alla costruzione di navi o di armi, permetteranno una serie di studi specifici".

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