I detenuti si ribellano: proteste rabbiose e scioperi della fame

A Venezia due giorni senza mangiare, barricate alle cancellate e oggetti contro le inferriate. Si chiedono indulto, possibilità di lavorare, colloqui facilitati

La situazione resta "calda" nel carcere veneziano, a dir poco. D'altra parte le problematiche di Santa Maria Maggiore rispecchiano ciò che avviene un po' in tutta Italia, le stesse questioni di sovraffollamento e degrado contro cui da anni associazioni e parte della politica si battono. A livello nazionale lo sta facendo, come riporta la Nuova Venezia, il leader radicale Marco Pannella, che il mese scorso ha dato il via a uno sciopero della fame anche per la situazione dei penitenziari italiani. Ma sul tema è intervenuto anche il Papa, che tra l'altro chiede un indulto per sgravare le celle di una parte degli occupanti.

A Venezia è pacifica, ma determinata, la protesta dei detenuti del braccio destro: per due giorni più di cento carcerati hanno aderito allo sciopero della fame in solidarietà con Pannella, chiedendo in sostanza migliori condizioni. Più "rumorosi" quelli del braccio sinistro, che martedì pomeriggio, al momento di tornare nelle celle, avrebbero impedito agli agenti di raggiungere l'area in cui si trovavano, chiudendo le cancellate e barricandole con materassi e altro materiale ammassato contro le inferriate. L'iniziativa sarebbe durata per più di un'ora, poi il comandante della polizia penitenziaria è riuscito a calmare le acque. Gli stessi, nei giorni precedenti, avevano protestato in modo ancor più pesante: prima hanno battuto tutti insieme sulle inferriate e sulle porte oggetti in metallo, producendo un frastuono udibile anche all'esterno del carcere. Dopodiché erano arrivati a incendiare alcune lenzuola.

Nel braccio sinistro le richieste sono più concrete: possibilità di eleggere i propri rappresentanti nella commissione cultura, in cui si discute delle condizioni di vita in carcere; sblocco dei permessi per il lavoro, perché sono troppo pochi quelli che riescono a lavorare; permesso anche per gli stranieri di telefonare ai parenti nel loro paese; maggior facilità di ottenere i colloqui nel parlatoio del carcere.

Il malcontento, va ricordato, tocca anche la polizia penitenziaria: gli agenti subiscono le conseguenze delle condizioni di sovraffollamento, costretti a lavorare sotto organico, con turni spesso difficili e in una situazione di grande tensione che sfocia troppe volte in aggressioni. Due giorni fa anche il magistrato del tribunale di sorveglianza che si occupa delle carceri veneziane, il giudice Barbara Dalla Longa, ha avuto una serie di colloqui con detenuti a Santa Maria Maggiore; la settimana scorsa si erano recati in visita la Uil penitenziari e il consigliere regionale Stefano Casali, che aveva attaccato il Governo. Per ora, però, non ci sono provvedimenti in vista.

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