Dispositivi di protezione individuale, ma non lo erano: sequestrate 30mila mascherine

La guardia di finanza le ha sequestrate in un capannone di Portogruaro

La merce sequestrata dalla guardia di finanza

La guardia di finanza di Portogruaro ha sequestrato circa 30mila mascherine, oltre a 30mila giocattoli e 1.550 dispositivi elettronici per telefonia con marchio contraffatto. Il sequestro è nato da un controllo fatto da una pattuglia ad un uomo intento a caricare, sul proprio furgoncino, alcuni scatoloni contenenti mascherine chirurgiche.

La verifica è stata estesa al magazzino di cui era titolare, dove sono stati trovati tutti gli altri dispositivi di protezione individuale. Fino a qui niente di strano, se non fosse che analizzando la documentazione che accompagnava la merce, le fiamme gialle hanno notato che si trattava di materiali di origini cinesi, importati all'aeroporto di Malpensa da un'azienda campana e successivamente ceduti alla ditta veneziana. Gli approfondimenti hanno permesso di verificare che l'impresa campana era stata avviata nel febbraio 2020 e aveva come oggetto della propria attività il commercio all’ingrosso di orologi.

Inoltre, la fattura di vendita alla società veneta specificava che le mascherine erano state prodotte avvalendosi delle deroghe introdotte dal decreto legge del 17 marzo 2020, ma la fattura di vendita emessa dall’azienda cinese riportava come data di emissione proprio il 17 marzo di quest’anno. Da qui la decisione, da parte della procura di Pordenone, di disporre il sequestro delle mascherine, che si è scoperto non essere nemmeno a norma, visto che erano state cedute come dispositivi di protezione individuale ma, di fatto, non lo erano.

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Dall’ispezione del capannone, inoltre, i finanzieri hanno rinvenuto 31mila pezzi – tra giocattoli e articoli per telefonia – con marchio contraffatto di note aziende del settore, che sono stati a loro volta sequestrati. 

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