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Grandi navi sbarcano sul Corriere via lettera: "scaramuccia" Costa - Stella

Il presidente del Porto: "Un'intera economia da proteggere". Il giornalista: "La pensiamo come il sindaco di Venezia che nel 2004 disse che la misura era colma, si chiamava Paolo Costa"

"Scaramuccia" a suon di lettere pubblicate sul Corriere della Sera tra il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa e il giornalista veneto Gian Antonio Stella. Motivo del contendere? Sempre loro, le Grandi Navi in Bacino di San Marco, argomento che da locale sempre più sta assumendo contorni nazionali (anche se da una veloce occhiata alle rassegne internazionali la querelle sembrerebbe essere più trattata all'estero fino ad ora).

 

Costa, in una sua missiva inviata al quotidiano di via Solferino, sostiene che "non bisogna buttare via il bambino con l'acqua sporca". E il bambino, secondo l'ex primo cittadino, è "l'eccellenza crocieristica veneziana, della quale vale la pena di preoccuparsi. Non è l'aggiunta di turisti, molto modesta anche se molto qualificata - sostiene Costa - ma il ruolo speciale di porto capolinea che Venezia oggi svolge". Da questa posizione strategica deriverebbe un'economia "di fornitura" da centinaia di milioni di euro l'anno.

 

"Oggi l'accoppiata aeroporto internazionale-stazione marittima ci fa vincere la concorrenza", continua il presidente del Porto, che poi spiega: "Le navi passeggeri non attraccano già più in riva dei Sette Martiri; l'inquinamento da fumi è già stato reso insignificante in navigazione fin dalla bocca di Lido e sarà reso nullo durante la sosta con l'alimentazione energetica da terra; le onde provocate dalle grandi navi sono comparabili ai movimenti di marea, al contrario delle sberle rifilate giorno e notte da motoscafi, vaporetti; lo Schettino di turno avrebbe difficoltà a far danni perché a Venezia la nave è controllata anche da due piloti e da due rimorchiatori; il canale davanti San Marco è una rotaia sottomarina larga solo 80 metri che impedisce qualsiasi avvicinamento alle rive".

 

Tutti questi motivi rende le istituzioni tranquille per le navi da crociera inferiori alle 40mila tonnellate, le sole autorizzate dal decreto Clini-Passera. "Le imbarcazioni più grandi, quelle che oggi ci turbano, potranno raggiungere la Stazione Marittima solo entrando dalla bocca di Malamocco - conclude Costa - Qui, per non mettere in crisi il porto commerciale, occorre approfondire con un intervento di ricostruzione ambientale un tratto di canale, il Contorta-SantAngelo, scelto perché, trovandosi nella zona di partiacque lagunare, ha effetti nulli sullo scambio d'acqua laguna-mare".

LA RISPOSTA DI GIAN ANTONIO STELLA - Il giornalista rileva che fino alla costruzione del canale "continueranno a passare davanti a San Marco anche bestioni come la Msc Divina che supera di 97mila tonnellate il tetto massimo di 40mila fissato dal decreto Clini-Passera". Per poi concludere affermando che il quotidiano di via Solferino la pensa come "il sindaco di Venezia del 2004 che dopo l'incidente della 'Mona Lisa', incagliatasi nel bacino di San Marco, disse: "È la goccia che fa traboccare il vaso. Va impedito il passaggio di queste gigantesche navi da crociera nel tratto d'acqua tra piazza San Marco e l'isola di San Giorgio". Sono passati da allora, inutilmente, otto anni. Quel sindaco, che plaudiamo, era Paolo Costa".
 

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