La sinistra scalda i motori dopo il referendum. Si riparte da Porto Marghera

Il tavolo al Municipio giovedì sera

Porto Marghera a 360 gradi per la sinistra che si prepara a dare un'alternativa all'amministrazione Brugnaro a primavera 2020. È il primo dei dibattiti alla Municipalità di Marghera dopo il referendum. Al tavolo c'è il presidente Gianfranco Bettin, Michele Mognato di Articolo Uno Mdp, Franco Schenkel di Un'altra città possibile, Giuseppe Saccà del Pd e i sindacalisti Paolo Bizzotto, segretario Cisl, e Ugo Agiollo della Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia, giovedì sera. Temi imponenti: l'industria, il Porto, la Zes, le grandi navi. E il lavoro. «Sfruttato, svilito, fatto di persone praticamente invisibili, che la magistratura racconta sottostare ai ricatti della criminalità, pena non solo la perdita del posto, ma del diritto a restare qui legittimamente. Tante volte abbiamo denunciato, tante volte i rappresentanti sindacali in azienda sono stati vittime di ricatti», dicono Fiom e Cgil.

Lavoro e narrazione

Molto è cambiato dalle lotte operaie degli anni '70, '80, '90. «Fincantieri è lo specchio di ciò che avviene tal quale, dice Agiollo, in altri settori: nel turismo, nel commercio, il lavoro è "povero" e poco rappresentabile. Colpa della mancanza di una politica industriale a fare da regia», dice il sindacalista Cgil, sostenuto da Michele Mognato. «Colpa del solito dibattito attorno ai grandi sistemi, che non osserva da vicino, non sa raccontare piccole storie e non sa cambiare logica di fronte alle tattiche del capitalismo», secondo Gilda Zazzara, storica del lavoro dell'Università Ca' Foscari Venezia. 

Off shore

Più ottimista la Cisl di Bizzotto che parla di investimenti, basta guardare Gnl, grazie all'area di crisi industriale complessa che, secondo il sindacalista, sta attrendo investimenti e creando lavoro. «Marghera è l'unico antidoto alla monocultura turistica venziana - continua a sostenere Bettin - per questo le crociere non possono stare a Marghera», ma neppure a Chioggia, ipotesi che riemerge, nonostante le difficoltà infrastrutturali. «Bisogna pensare off shore. Non solo le crociere, ma anche il Porto commerciale, perché presto i problemi dei passeggeri diventeranno gli stessi per i container», dice il presidente della Municipalità di Marghera. Cooperative portuali e sindacati dei Trasporti sono ormai ospiti fissi dei tavoli in Prefettura per il protocollo fanghi.

Scavi

«L'ordinaria manutenzione dei canali si può fare con il protocollo esistente - sostiene la professoressa Andreina Zitelli dello Iuav - Le quantità da scavare sono poche. Quando il presidente dell'Autorità portuale, Pino Musolino, dice che la conca di navigazione è sbagliata non fa chiarezza, perché una cosa sono pescaggio e larghezza di un canale per una stazza da 280 mila, un'altra per una nave da 330 mila. Musolino deve dire tutto». 

Navi

E sulle grandi navi a Porto Marghera arrivano i No di tutti, fatta eccezione per la Cisl e il Pd. Cgil «non può esprimersi», dice Agiollo. Perché deve tenere assieme la difesa della manifattura e dei Trasporti della Filt. «Non c'è nessun progetto grandi navi depositato per Porto Marghera - interviene la Zitelli - L'unica alternativa è il Duferco «chiuso in un cassetto dal ministero delle Infrastrutture. Non esiste alcuna delibera, nessun atto, stanno mentendo». «L'unico progetto fu l'Ecuba - dice Enzo Castelli, ex presidente della Municipalità di Venezia - massacrato. Prevedeva lo scavo di un milione di metri cubi di fanghi per allargare il bacino di evoluzione, e il passaggio delle navi davanti al Cracking. Per il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, oltre al Duferco De Piccoli, progetto autorizzato, c'è quello su Marghera di D'Agostino. «In via di definizione - garantisce -, ma il progetto c'è».

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