Mose: il 4 maggio si riparta con i lavori

L'emergenza sanitaria prosegue ma è il momento di prepararsi per la ripartenza delle attività. A Venezia, la priorità è la salvaguardia della città. L'intervento di Salmistrari (Ance)

Si comincia a parlare più concretamente della ripartenza delle attività produttive, che, se tutto va bene, riapriranno a scaglioni mano a mano che l'emergenza sanitaria rientra. A Venezia, fin da subito, amministratori e addetti hanno fatto notare che i lavori che riguardano la salvaguardia della città restano prioritari. Un concetto ribadito in queste ore da Giovanni Salmistrari, presidente di Ance Venezia (costruttori edili), che è tornato a parlare del Mose: «A mio avviso - ha comunicato - il Mose è un'opportunità per dimostrare la capacità dello Stato e delle imprese di ripartire immediatamente il 4 maggio con efficienza ed efficacia».

Fondi disponibili

Spiega Salmistrari: «L’opera, al di là di tutte le polemiche è finanziata, le risorse utilizzabili ammontano a 1.100 milioni di euro, dei quali circa 950 già stanziati; a questo importo complessivo corrispondono 818 milioni di lavori. Alcuni interventi sono ancora in fase di progettazione, altri attendono l’approvazione dei relativi progetti, molti sono cantierabili subito o comunque entro il 2020. Bisogna smettere di perdere tempo tra lacci e lacciuoli: approviamo i progetti, facciamo partire i cantieri».

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Sicurezza nei cantieri

«La situazione di emergenza sanitaria - aggiunge - ha comportato l’adozione di misure di sicurezza straordinarie nei cantieri che non hanno sospeso l’attività, per altro in ambienti particolari così detti "confinati": ebbene, facciamone tesoro e adattiamole in relazione alla specificità di ciascun lavoro previsto, perché questo dovrebbe consentire d'evitare altri ritardi. Questi giorni di prolungamento del fermo dei cantieri non devono essere sprecati nell'immobilismo, ma nello studio di come ripartire veloci e in sicurezza quando sarà il momento. Basta solo - conclude - non perdersi nei meandri della burocrazia, nella paura di assumersi la responsabilità di firmare gli atti necessari, in polemiche e discussioni che non portano a nulla».

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