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Caldo torrido in Veneto, sanità regionale in allerta. Potenziati i servizi per anziani e malati

È allarme per il disagio climatico intenso. La Regione ha attivato il "Piano Caldo 2017", uno specifico protocollo per far fronte alle richieste delle categorie più a rischio

Caldo torrido in tutto il Veneto, è allerta per la sanità regionale. E il bollettino Arpav, in questo senso, non è confortante, dal momento che già da mercoledì le temperature sono leggermente sopra la media stagionale, e giovedì la situazione è destinata a peggiorare, causando disagi fisici non trascurabili. Per far fronte alla necessità di assistenza alle persone che dovessero accusare malori o aggravamenti di patologie a causa dei picchi della temperatura e dell'umidità, la Regione ha attivato uno specifico protocollo, con attivazioni sanitarie e particolari attenzioni, che partono dalla rete dei medici di famiglia, per allargarsi a tutte le strutture territoriali, fino ad arrivare, per i casi più gravi, al livello ospedaliero.

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CLIMA TORRIDO IN PROVINCIA

Al momento, come riferiscono i responsabili del Suem 118, non si registrano picchi nelle chiamate per interventi. Un aumento è comunque atteso sin da mercoledì, perché più giorni di gran caldo passano, più aumenta, storicamente, il numero delle richieste d’aiuto. Allertati anche i reparti ospedalieri collegati alle malattie che potrebbero presentarsi o aggravarsi e il sistema delle ambulanze e degli elicotteri, con la possibilità di attivare almeno altri 20 mezzi rispetto a quelli sempre operativi nelle 24 ore, utilizzando anche la disponibilità delle associazioni di volontariato. Attenzione particolare, nel protocollo, viene posta agli anziani, ai diabetici, agli ipertesi, ai bambini da zero a quattro anni, a chi soffre di malattie venose, ai non autosufficienti, a chi ha patologie renali e a chi è sottoposto a trattamenti farmacologici importanti, come, ad esempio, la chemioterapia.

ULSS 3, POTENZIAMENTO DEI SERVIZI

Il disagio climatico intenso comunicato da Arpav e il protocolllo regionale hanno portato anche al potenziamento dei servizi di monitoraggio e intervento per le persone fragili nelle zone di competenza dell'Azienda sanitaria. Nella fattispecie, in stretta collaborazione coi medici di famiglia, gli operatori sanitari del servizio di assistenza domiciliare e della Centrale operativa territoriale (COT) garantiscono un intervento tempestivo nei casi in cui si segnala un principio di disidratazione.

"Accade ad esempio - ha spiegato il dottor Vittorio Selle, responsabile del Servizio di igiene e sanità pubblica del dipartimento di Prevenzione della Ulss 3 - che un anziano chiami il proprio medico curante dicendo che ha la gola secca o che sta soffrendo di stitichezza. Entrambi sono sintomi di un inizio di disidratazione. Oppure il figlio che chiama per il genitore anziano dicendo che il papà fa discorsi strani: anche questo è un segnale. In questi casi, il medico di famiglia avvisa subito i nostri servizi domiciliari che intervengono a domicilio dell’anziano ad esempio somministrando fleboclisi di soluzione idratante. Ad oggi, ne sono state somministrate circa una cinquantina".

Importanti da rispettare rimangono comunque i consigli per affrontare l’afa: "Fate come me - invita il direttore generale della Ulss 3 Giuseppe Dal Ben - che bevo spesso acqua anche quando non mi sembra di averne bisogno. Prima regola, lo ripetiamo, rimane quella di introdurre liquidi (evitando bibite gassate) perché sudando li espelliamo e ci disidratiamo senza quasi accorgercene. Poi, importante evitare di uscire nelle ore più calde della giornata, cercando di ridurre le uscite, se possiamo, quando il caldo imperversa da diversi giorni, cioè quando alle 6 di mattina, tanto per capirci, aprendo la finestra, è già caldo".

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