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Il Procuratore della Corte dei Conti: "Corruzione favorita dalle leggi"

Mercoledì l'inaugurazione dell'anno giudiziario: in attesa di "batter cassa" dai responsabili del caso Mose. Presente anche il governatore Luca Zaia

Il caso Mose non è ancora chiuso: lo dicono le indagini e i processi ancora in corso, le richieste di risarcimento, le verifiche fiscali da poco iniziate. Lo dice, soprattutto, la Conte dei Conti, che sta valutando la possibilità di condannare politici e funzionari coinvolti a risarcire il danno provocato alle casse pubbliche. Così lo scandalo lagunare diventa caso esemplare di illegalità nell'amministrazione pubblica, dimostrazione del marcio che sta alle fondamenta di un intero sistema di gestione dei fondi. Va cambiata, dice il Procuratore regionale della Corte dei Conti, Carmine Scarano, una legislazione che troppo spesso agevola comportamenti illeciti. E ribadisce: "Troppe leggi favoriscono comportamenti opachi e corruzione".

Lo spiega all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2015 della Corte dei Conti tenuta mercoledì mattina a Venezia, nella scuola grande San Giovanni Evangelista. C'è anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che dichiara il suo appoggio alle parole di Scarano: "Sulla legislazione il Procuratore regionale ha ragione. Le sue critiche e indicazioni sono importanti per noi amministratori". Dichiarazioni che arrivano mentre le verifiche in atto potrebbero presto portare la Corte dei Conti a batter cassa nei confronti di politici e funzionari infedeli finiti nel mirino della Procura di Venezia per il caso Mose. Le copie delle sentenze di patteggiamento erano state chieste in dicembre, per stabilire come detto la possibilità di condannarli a risarcire. Nel mirino ci sono non solo gli amministratori pubblici, ma anche i fenomeni di corruzione che hanno interessato privati che avevano il compito di gestire risorse pubbliche: su tutti, gli appartenenti al Consorzio Venezia Nuova finiti nelle carte dell'inchiesta.

"La vicenda Mose ha svelato un territorio aggredito dal malaffare - evidenzia Scarano nella sua relazione -, attraverso un sistema corruttivo endemico, finalizzato ad influenzare i vertici e i responsabili delle procedure, per evitare intoppi, ritardi, revisioni. Se ad oltre vent’anni da Tangentopoli siamo ancora dinanzi a questo problema, ulteriormente aggravato, vuol dire che la malattia non può essere del tutto debellata, ma soltanto curata con strumenti efficaci". Scarano denuncia una tendenza a inasprire le pene e usare l'accetta, piuttosto che andare alla radice del problema potenziando le risorse della Corte dei Conti, giudice naturale dei comportamenti di amministratori e funzionari. "Quando si arriva all'intervento del giudice penale il danno è ormai divenuto irreversibile - ha aggiunto il magistrato -. Finora le manette non hanno scoraggiato i fenomeni di corruzione, ma hanno soltanto posto fine ad episodi singoli destinati a riprodursi in futuro".

I risarcimenti danni chiesti nel 2014 dalla Procura presso la Corte dei Conti del Veneto ammontano a 12 milioni di euro, con la citazione di 122 persone e l'attenzione puntata proprio sulla vicenda Mose e sugli appalti pubblici. La Corte dei Conti del Veneto è in attesa, tra l'altro, del giudizio del collegio sulle aumentate spese per il ponte di Calatrava, con una richiesta di un danno erariale da 3,8 milioni. Nel complesso, ad oggi sono stati recuperati 3 milioni, più 244mila versati spontaneamente per uscire dalle inchieste.

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