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Costa, addio al porto: "Grandi navi, colpa dello Stato. E scavare non fa male alla laguna"

Fine mandato per il presidente dell'autorità portuale: "Nel futuro collaborazione con i porti dell'Alto Adriatico. Brugnaro l'unico che ha capito le prossime linee di sviluppo di Venezia"

"Noi siamo il Paese in cui le leggi si scrivono ma poi non si rispettano, neppure da chi le scrive. L'idea che non si possa scavare in laguna è una delle fesserie più grandi: scavare in maniera intelligente può solo fare bene. Ma anche il progetto delle Tresse presentato insieme al sindaco Brugnaro è valido. La situazione di stallo sulla crocieristica è responsabilità dei governi". Sono le dichiarazioni di Paolo Costa al termine del suo mandato come presidente dell'autorità portuale veneziana. Alla conferenza stampa di lunedì si mostra soddisfatto dei risultati raggiunti dal porto in questi anni, anche se resta il rammarico per ciò che non è stato possibile.

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Prima di tutto risolvere la questione dell'approdo delle navi da crociera. "È stata una meravigliosa esperienza. Lascio un porto uscito dalla crisi e dalla grande recessione - dichiara - una struttura in grado di farsi valere sui mercati europei, riconosciuta in sé e parte di un'alleanza nord adriatica con Trieste, Fiume e Capodistria. Le prospettive sono chiare e la strategia dei prossimi anni è sostenuta dal sindaco Luigi Brugnaro. In questi anni il porto andava reinventato per essere competitivo sui traffici internazionali di container. O così, o rimanere a livello locale. Ci siamo riusciti risolvendo i due nodi principali: le difficoltà a fare entrare le navi e a far uscire le merci. Abbiamo dovuto impiegare risorse ingenti per portare al massimo la profondità dei canali. Investimenti per 500 milioni di euro, 232 milioni per gli escavi e 293 milioni per il potenziamento delle infrastrutture".

Per Costa è "difficile che da Roma si possano dare indicazioni di dettaglio che giovino a tutte le realtà portuali italiane". Insomma, i vari interventi ministeriali sarebbero più d'ostacolo che d'aiuto nella gestione di un'economia "che cambia velocemente e a cui bisogna saper dare risposte rapide". "Il porto di Venezia è un nodo cruciale da cui dipende lo sviluppo di tutta l'area lagunare e, indirettamente, dell'intero Nordest - ha spiegato - Ciò che manca, per ora, è la presenza di imprenditori che capiscano le potenzialità dell'area e investano sull'economia legata al trasporto navale. La partecipazione alla manifattura portocentrica permette di tornare a localizzarsi vicino al mare".

"Chiudiamo il 2016 come porto italiano dell'alto Adriatico che ha mosso più container - ricorda - e apriamo il 2017 con un ritorno del mercato intermodale "Ro.Ro", le linee su cui si confronteranno i mercati in cui ci sono i colossi mondiali". "Siamo nel punto più efficiente - evidenzia - Siamo i più vicini al Brennero e il porto più vicino al centro dell'Europa, il punto di maggiore convenienza per chi commercia sulla via della Seta. Vuol dire tante opportunità". E, a proposito di dossier aperti: "Lo sviluppo sarà possibile solo con il progetto della piattafoma offshore, il Voops". Sul suo futuro professionale Costa resta vago, ma una certezza c'è già: sarà consigliere della Fondazione di Venezia.

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