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Il "bullo" diventa 2.0, in Veneto colpisce per il 65% sui social network

Una ricerca di "Save the Childen" mostra uno spaccato a tinte fosche del rapporto dei giovani col web. Le offensive arrivano nella maggior parte con la pubblicazione di foto denigratorie

Isolamento, rifiuto degli amici (72%), della scuola (61%) e depressione (55%) sono le conseguenze più gravi del cyber bullismo per i ragazzi veneti. Il dato è di una ricerca di 'Save children' dalla quale emerge che i social media sono una modalità d'attacco usuale per il cyber bullo in Veneto (65%) che di solito colpisce la vittima tramite la diffusione di foto-immagini denigratorie (70%) o la creazione di gruppi 'contro' (57%). Quattro 4 minori su 10 sono testimoni di atti di cyber bullismo a danno di coetanei timidi (80%) o percepiti 'diversi' per aspetto fisico (61%), per orientamento sessuale (56%) o perché stranieri (45%). Madri assenti: il 26% sono amiche dei figli su Facebook (30% i padri). Anche per i ragazzi veneti il cyber bullismo è una minaccia grave. Gioca un ruolo non secondario la timidezza (80%, 67% in Italia), l'abbigliamento non convenzionale (48%) o l'estrazione sociale se considerata inferiore (43% contro il 34%).

Se si tratta di una vittima femminile conta molto essere considerata brutta (65% contro il 59%) ma, all'opposto, anche graziosa al punto da 'spiccare' nel gruppo (48%). Tra le altre 'diversita'' l'essere disabile (31%), mentre è ritenuto di minore importanza l'orientamento politico (20%) o religioso (17%). Se per il 68% dei veneti si può esser puntati nei luoghi di abituale aggregazione, per l'83% la scuola rappresenta la residenza elettiva del bullismo.

Le modalità d'attacco: si diffondono foto e immagini denigratorie senza il consenso della vittima (70% contro il 59%) o notizie false che la riguardano via sms/mms/e-mail (69%), ma si rubano anche e-mail, profili, o messaggi per poi renderli pubblici (61%), si inviano sms e mms aggressivi e minacciosi (59%), e vengono apposta creati gruppi 'contro' su un social network per prendere di mira qualcuno (57%) e si perseguita la vittima tramite il suo profilo (65%).

In larga maggioranza, i ragazzi veneti esprimono 'solidarieta'" e per l'85% il malcapitato non se lo meritava veramente. Il quadro della dinamica di branco: per il 63% uno comincia e gli altri lo seguono; per il 60% attaccare fa sentire più forti, il 42% asserisce che attaccare aiuta a mantenere la 'leadership', per il 35% chi attacca ha problemi suoi, mentre per il 25% chi attacca lo fa soprattutto per attirare l' attenzione. Percentuali residue affermano che si diventa branco perché lo fanno tutti (17%), per fare una cosa divertente (16%) o diversa (10%). Per l'84% dei ragazzi veneti gli episodi di bullismo 'virtuali' sono molto più dolorosi di quelli reali per chi li subisce perché non ci sarebbero limiti a quello che si può dire e fare (69%), potrebbe non finire mai (63%, contro il 55% del dato nazionale).

Per il 35% la rete rende anonimi e quindi apparentemente non perseguibili. L'isolamento è la conseguenza principale del cyber bullismo: il 72% (contro il 65% della media nazionale) afferma che le vittime non vogliono più uscire o vedere gli amici, il 42% che si chiudono e non si confidano più, il 61% che si rinuncia ad andare a scuola o a fare sport e altre attività usuali. Secondo il 55% le vittime di cyber bullismo andrebbero in depressione, e per il 47%, chi lo subisce potrebbe decidere di farsi del male o anche peggio. Comportamenti di cyber bullismo sono testimoniati dal 47% dei ragazzi ed il 4% ne parla come di una esperienza consueta.

Conforto nella sfera familiare: per il 76% bisogna parlare con i genitori o per il 57% con gli insegnanti, per il 23% chiudere il profilo social o sospendere la sim, per il 24% occorre segnalare l'abuso online e solo il 9% suggerisce di cambiare frequentazioni. A differenza di una media nazionale del 51%, solo il 26% delle mamme venete condivide foto, video e informazioni con i figli attraverso i social network (contro il 30% dei padri), qualcuna in più, il 37%, conosce le credenziali d'accesso per monitorare la dimensione virtuale dei figli (46% Italia), e in linea con questi dati il 48% dei ragazzi (41% in Italia) invoca maggiore vigilanza da parte dei genitori, il 36% chiede alle piattaforme social l' adozione di contromisure, insieme ad un 15% che chiede l'intervento dei gestori telefonici, mentre un 44% vorrebbe avere un numero telefonico dedicato per le segnalazioni. (Ansa)

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