Il "livello politico", l'inchiesta Mose coinvolge l'ex ministro Matteoli

Inviato dai pm un fascicolo d'indagine al tribunale apposito che entra in gioco nel caso di possibili reati commessi da rappresentanti del governo

A sinistra il Mose, a destra l'ex ministro Matteoli (©TM News Infophoto)

Si sta avvicinando quel "livello politico" di cui tanto si è parlato negli ultimi mesi? A quanto pare sì. Come riporta il Corriere del Veneto, a poco più di un anno dagli arresti che hanno coinvolto prima l'ex amministratore delegato della Mantovani Piergiorgio Baita e poi l'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati, il team di pubblici ministeri veneziani che sta coordinando le indagini della guardia di finanza sarebbe arrivato al dunque.

Quei fondi neri "fabbricati" attraverso un complesso reticolo di cartiere a qualcosa devono essere serviti. Nel mirino degli inquirenti a quanto pare, secondo il quotidiano locale, sarebbe finito l'ex ministro all'Ambiente (dal 1994 al 1995 e dal 2001 al 2006) e alle Infrastrutture (dal 2008 al 2011) Altero Matteoli. Uno degli esponenti di spicco del Pdl e uomo "forte" dei governi guidati da Silvio Berlusconi. Nei giorni scorsi la Procura avrebbe infatti inviato un fascicolo d'indagine stralciato dalle inchieste principali al tribunale dei ministri. Un organo che entra in gioco nel caso in cui un attuale rappresentante dell'esecutivo o un ex titolare di un dicastero sia indagato per reati commessi nell'esercizio delle proprie funzioni governative.

Il tribunale dei ministri ha quindi tre mesi di tempo per effettuare delle indagini preliminari per poi decidere il da farsi. Insomma, dagli interrogatori resi dagli arrestati, quindi, sarebbero emersi nuovi elementi che avrebbero permesso agli inquirenti di far luce su quel livello superiore che tanto si è evocato ma che finora non si era ancora visto. Assieme all'ex ministro sarebbero arrivati degli avvisi di garanzia anche per altri indagati, compreso Piergiorgio Baita. Da quello che è possibile capire, quindi, il nodo del contendere sarebbe un reato che coinvolgerebbe sia il passato rappresentante del governo, sia l'ex amministratore delegato della Mantovani. Sarà il tribunale dei ministri (si tratta di tre togati estratti a sorte tra tutti i magistrati del distretto) a decidere entro tre mesi se archiviare o chiedere l'eventuale autorizzazione a procedere al Parlamento nei confronti dell'attuale senatore di Forza Italia. Presidente della commissione permanente sui Lavori pubblici e sulle Comunicazioni e membro del comitato di presidenza del suo partito.

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LA DIFESA - L'ex ministro ha chiesto, attraverso i suoi legali, di essere sentito dalla procura di Venezia. "Nei giorni scorsi - ha dichiarato - ho ricevuto notizia di un procedimento che mi vedrebbe coinvolto. Non avendo nulla da nascondere e non avendo mai percepito alcunché, ho richiesto tramite i miei legali di essere sentito da magistrati di Venezia, davanti ai quali mi presenterò nei prossimi giorni per chiarire la mia posizione e per fornire ogni chiarimento che mi verrà richiesto".

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