Venezia contro i lucchetti, Moccia però difende ancora la "sua" moda

Lo scrittore che ha dato il via alla moda propone aree specifiche in ogni città per dare ai giovani la possibilità di attaccare i loro pegni d'amore "eterno"

Prosegue la battaglia di Venezia contro i cosiddetti “lucchetti dell'amore”, i pegni di “sentimento eterno e indissolubile” agganciati ai ponti e talvolta anche alle ringhiere delle rive. Un gesto apparentemente innocuo, quello di chiudere un lucchetto intorno a un corrimano di ferro, ma la realtà è che, quando l'amore finisce, su un monumento cittadino resta bloccato un elemento di ferramenta, che pesa e, esposto alle intemperie, diventa un veicolo di trasmissione per ruggine e ossidanti, finendo per danneggiare marmi, legni e tutto quello su cui è poggiato. Eppure la moda dei lucchetti non si ferma, e le serrature d'acciaio, spesso vendute da ambulanti irregolari ai piedi dei ponti veneziani, continuano a moltiplicarsi, tanto da aver spinto il Comune ad iniziare la “ripulitura” del ponte dell'Accademia e i cittadini stessi a far partire una campagna informativa contro il fenomeno.

OPINIONI DIFFERENTI – E così, mentre ai lucchetti vengono appiccicati i manifestini dei residenti che invitano a “liberare l'amore, che non ha bisogno di catene” (in molti casi strappati via forse proprio dai venditori abusivi ma subito rimpiazzati dai cittadini), Venezia torna ad interrogarsi su come risolvere il problema. Se lo chiede anche il Corriere del Veneto, che ha contattato diverse personalità per ottenere un'opinione. La prima considerazione è quella del commissario prefettizio Vittorio Zappalorto, che plaude all'iniziativa popolare dal titolo “unlock your love”: per l'attuale occupante di Ca' Farsetti la campagna dei cittadini è un toccasana, dato che rimuovere i lucchetti dai ponti è comunque un costo per il Comune, e una sensibilizzazione a monte potrebbe ridurre il problema.

Diversa l'idea di Federico Moccia, lo scrittore che nel suo libro “Tre metri sopra il cielo” ha dato il via alla moda in questione: l'autore difende ancora a spada tratta il gesto e, anzi, lo descrive come una necessità per gli adolescenti, un bisogno di “esternazione” che non si può limitare; dimentico dei possibili danni, Moccia si limita a constatare come a qualcuno i lucchetti possano “dare fastidio” e propone quindi per ogni città un'area specifica dove chiudere i propri pegni d'amore “eterno”, scelta dal sindaco e in cui sia la stessa amministrazione a vendere chiavi e chiavistelli, per fare cassa. Una proposta che, però, non pare proprio disinteressata. Molto più critici quasi tutti gli altri intervistati: Alessandro Gassman, direttore del Teatro Stabile del Veneto, parla di una moda che mette “tristezza”, perché “nasce dal pensiero di Moccia, che con difficoltà reputo pensiero”; il critico Vittorio Sgarbi prende i lucchetti come prova di quanto l'umanità sia “rincoglionita” e, infine, anche Sir Oliver Skardy, ex frontman dei mitici Pitura Freska, dice la sua, sottolineando che, però, danno più fastidio “i politici che girano con 10mila euro in tasca”.

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