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Lunedì, 4 Marzo 2024
Cronaca Marghera / Porto Marghera

Fondi del Pnrr, Di Blasio rilancia il terminal nell'ex area Montefibre e Syndial

Il presidente dell'Autorità di sistema portuale ne ha parlato alla Camera. Nuova banchina per le attività di carico e scarico delle navi container ed escavo del canale. Moretto: «Ora speriamo nello sblocco del protocollo fanghi»

Il presidente dell'Autortità portuale del mar Adriatico settentrionale, e commissario del porto, Fulvio Di Blasio, riprende in mano il progetto di riconversione delle aree industriali dismesse di Montefibre e Syndial, a Porto Marghera, per bonificarle e restituire loro un ruolo dopo anni e piani non realizzati. Di Blasio ne ha parlato martedì in commssione Trasporti alla Camera, annunciando la realizzazione di un nuovo terminal per le attività di carico-scarico di navi container e l’escavo del canale antistante. Per l'onorevole Sara Moretto, capogruppo di Italia Viva in decima commissione Attività produttive, si tratta di una buona notizia. «Porto Marghera ha bisogno di recuperare la piena attività e accessibilità marittima, e in quest'ottica il progetto del terminal Montesyndial risulta strategico», commenta.

«Verranno, infatti, finalmente messi in campo tutti i fondi necessari per il completamento dell’opera - continua Moretto - che avrà una gestione commissariale per garantire tempestività e coordinamento sul territorio. Un commissariamento che servirà a sbloccare, mi auguro rapidamente, anche il protocollo fanghi e il piano morfologico». La durata prevista dell'intervento è di 5 anni, per un costo complessivo di 184.505 milioni di euro, interamente finanziati dall’ultimo stanziamento di 35 milioni del Pnrr.

Un progetto di recupero, quello relativo alle ex aree Montefibre e Syndial del porto di Venezia di cui si è parlato a più riprese negli anni, quando l'attività della società cessò, una quindicina di anni fa, e andò tutto in abbandono. Di recupero e rilancio della zona aveva parlato anche l'ex presidente dell'Autorità di sistema portuale, Pino Musolino, nel 2020 quando presentò il bilancio dei suoi 4 anni di mandato. «Avrà anche una vocazione alla logistica e all'intermodalità», aveva detto riferendosi alla riqualificazione dell'area retroportuale dell'ex Montefibre, abbandonata e acquistata dall'Autorità portuale con una bonifica di 88 ettari di terreno, la più grande opera di risanamento in loco. 

Il progetto prevedeva la creazione di una nuova banchina per le attività di carico e scarico delle navi container e l’escavo del canale antistante. Il terminal container doveva essere in grado di gestire fino a 600.000 Teu all'anno e lavorare la merce direttamente sull'area. Per gli interventi di demolizione, messa in sicurezza e bonifica sarbbero stati impiegati anche 41 ex dipendenti della Montefibre in mobilità. Nel 2015 era stato presentato un progetto per il terminal onshore Montesyndial, esteso su una superficie di circa 12 ettari, in corrispondenza delle aree dismesse della Montefibre di Porto Marghera. Aree che, insieme a quelle vicinali di proprietà della Syndial, per 90 ettari circa sono di proprietà del Porto di Venezia.

Il terminal onshore costituiva la parte di terra del più ampio progetto di riconversione del sito denominato “nuovo Terminal d’altura del Porto di Venezia”, che conteneva il sistema abbinato offshore-onshore, in grado di garantire il trasporto e la movimentazione delle merci (centro container) con un sistema più rapido e moderno, in base al progetto di bonifica ambientale della società G&T di Spresiano. Il piano includeva l'arretramento e il nuovo banchinamento sulla sponda sud del canale industriale ovest di Porto Marghera e il trattamento ambientale dei materiali di scavo, terreni, rifiuti e sedimenti, presenti in corrispondenza del tratto da riqualificare.

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