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Sistema "Baita", i patteggiamenti: via a risarcimento da 400mila euro

L'ex amministatore delegato della Mantovani condannato a un anno e dieci mesi. Pene simili anche per gli altri tre imputati per frode fiscale

Hanno patteggiato davanti al Gup di Venezia Massimo Vicinanza i quattro imputati nel processo per la creazione di fondi neri all'estero che ha visto coinvolti l'ex manager della Mantovani, Piergiorgio Baita, l'ex direttore amministrativo, N.B., l'imprenditrice C.M. e il broker di San Marino W.C.

I quattro, dopo l'accordo con i pm Stefano Ancillotto e Sefano Buccini, sono stati chiamati a risarcire complessivamente 400mila euro, che non saranno però saldati in contanti. Il Gup ha deciso la confisca di beni per 100mila euro nei confronti di ciascuno dei quattro imputati. Per quanto riguarda le pene, in gran parte scontate nella fase degli arresti, a Baita sono stati inflitti un anno e 10 mesi, a N.B. un anno e due mesi, a C.M. e a W.C. un anno e quattro e mesi. La legale di Buson, Fulvia Fois, ha annunciato di attendere di leggere la sentenza per ricorrere contro il sequestro dei beni.

Il 'sistema' Baita, secondo quanto era stato ricostruito dalla guardia di finanza, consisteva nel far emettere false fatture alla agenzia di broker di W.C. che venivano onorate frodando il fisco, portando il denaro all'estero e pagando delle parcelle allo stesso broker sanmarinese. A N.B., secondo l'accusa, spettava la gestione del denaro dalle casse della Mantovani - una delle maggiori aziende di costruzioni del Nordest -, C.M., attraverso un'azienda collegata avrebbe anch'essa partecipato all'affare, mentre il tutto veniva coordinato da Baita. (Ansa)

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