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Mareggiate ed erosione delle coste: "Un piano da 51 milioni, il governo ci stia"

Presentato in Regione uno studio dell'Università di Padova. L'assessore Bottacin: "Emerge che i ripascimenti annuali non sono soldi buttati. Servono inoltre gli interventi strutturali"

"I ripascimenti delle spiagge, sia quelli strutturali di lunga durata sia quelli annuali di manutenzione, sono imprescindibili. Gli interventi infrastrutturali, come i pennelli o le barriere sommerse, possono servire a ridurre la frequenza dei ripascimenti manutentivi ma questi ultimi vanno comunque considerati una necessità e devono essere fatti". Lo ha ribadito l’assessore regionale alle Difesa del suolo, Gianpaolo Bottacin, presentando giovedì a Palazzo Ferro Fini a Venezia i risultati dello studio che l’Università di Padova ha predisposto, su richiesta della Regione, per capire le criticità in atto e le possibili soluzioni per la difesa del litorale veneto. 

Erano presenti il professor Piero Ruol del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’ateneo padovano, il presidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale Francesco Calzavara e il direttore della Sezione Bacino Litorale Veneto Salvatore Patti. “Anche alla luce delle polemiche riproposte dopo i recenti eventi meteorologici – ha spiegato l’assessore - era necessario un approccio rigoroso e scientifico con dati difficilmente confutabili. Oggi possiamo dire di avere uno strumento pianificatorio con cui cercare di governare gli eventi ma la manutenzione va fatta e i ripascimenti non solo assolutamente soldi buttati”.

I costi per l’attuazione dell’intero programma sono di 51 milioni di euro per gli interventi strutturali e di 5 milioni annui per le manutenzioni per le quali si prevede un fabbisogno di circa 530 mila metri cubi di sabbia. “Ovviamente i costi per l’attuazione del piano nel suo complesso sono impegnativi – ha detto Bottacin - ma contiamo sull’impegno pubblicamente preso tempo fa a Bibione fa dal ministro dell’Ambiente Galletti, il quale ha detto che finanzierà iniziative progettuali serie per la tutela della costa”.

Lo studio presentato dal professor Ruol ha suddiviso la costa veneta in venti celle per ciascuna delle quali è stato valutato il recente trend evolutivo e sono state evidenziate le criticità fornendo un quadro generale basato su misure, rilievi e calcoli omogenei per tutta la regione, utile ad una strategia unitaria di pianificazione degli interventi da effettuare. Nella prima parte dello studio sono stati analizzati il moto ondoso, la subsidenza, il trasporto solido litoraneo e fluviale, il rischio di allagamento costiero e le modifiche dovute ai cambiamenti climatici. 

La seconda parte invece è dedicata agli interventi di difesa in una scala temporale di media durata (5-10 anni), sulla base di una mappa di priorità che risulta dalla somma dei diversi indici di criticità riscontrati sui litorali veneti. L’approvvigionamento per la manutenzione annuale può essere garantito dalla risorsa sabbiosa della fascia costiera, in grado di fornire circa 320 mila metri cubi l’anno, e da cave in mare che hanno una maggiore disponibilità di materiale sabbioso (133 milioni di metri cubi) ma più costoso.

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