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Il picco dell'influenza è arrivato, ospedali pieni: "Se potete andate dai medici di famiglia"

Appello del direttore generale dell'Ulss 4, Carlo Bramezza: "Le strutture del Veneto orientale sono al massimo della capienza". Ospedali dell'Ulss 3 sotto pressione: "Ma nessuna criticità"

Era atteso nei giorni delle Feste, ora sembra proprio arrivato. In queste ore si sta registrando un aumento definito "vertiginoso" delle persone contagiate dall'influenza. Spesso, nel caso di persone fragili come gli anziani è motivo di patologie da curare a volte con il ricovero ospedaliero. Risultato: i 3 pronto soccorso dell'Ulss 4 del Veneto orientale sarebbero al limite della capienza massima da una settimana circa.

Tutte le strutture ospedaliere sotto pressione

Nel mirino gli ospedali di Portogruaro, San Donà e Jesolo. Anche le strutture sanitarie di Mestre, Venezia, Dolo, Mirano e Chioggia sono sotto pressione, ma il fenomeno è usuale in questa stagione. Dunque non si stanno registrando criticità. Anzi, negli ultimi giorni il numero di accessi sembrerebbe tendenzialmente diminuire rispetto al periodo dell'Epifania. Il problema non è rappresentato dai malati "normali", che non vanno in pronto soccorso per un'influenza, bensì per coloro che appartengono a fasce a rischio, come gli anziani, che devono essere seguiti con attenzione dal personale medico. Naturalmente la situazione migliora di pari passo con l'aumento dei vaccini.

Ospedali assaltati

"Al pronto soccorso di Portogruaro - si dichiara in una nota dell'Ulss 4 "Veneto orientale" - la media giornaliera degli accessi è passata dai circa 70 agli attuali 90; analogo il trend al pronto soccorso di San Donà di Piave dove si è passati da una media di 100 ai circa 147 accessi giornalieri; al pronto soccorso di Jesolo dalla media di 35 accessi giornalieri si è saliti al picco di 50 giornalieri". L’eccezionale afflusso ha dunque determinato l’aumento dei ricoveri. I reparti di medicina dei tre ospedali sono al limite della capienza, nei presidi di Portogruaro e San Donà alcuni pazienti sono momentaneamente ricoverati in area chirurgica.

"I tempi d'attesa aumentano"

"Il personale sta facendo tutto il possibile per gestire al meglio l’ondata di persone nei pronto soccorso - dichiara il direttore generale Carlo Bramezza - i reparti ospedalieri stanno collaborando per gestire e risolvere tutti i casi di ricovero. Se i periodi di fase acuta di influenza sono prevedibili, non è altrettanto prevedibile l’entità delle persone contagiate che necessitano di cure e di eventuale ricovero, quindi è purtroppo inevitabile un allungamento dei tempi di presa in carico nei pronto soccorso".

"Rivolgetevi ai medici di famiglia"

Il direttore generale dell’ Ulss4 lancia due appelli: "Il primo alla cittadinanza: in caso di bisogno rivolgetevi in primis al medico di famiglia o alla guardia medica nei giorni prefestivi-festivi o in orario notturno, i quali sapranno prescrivere subito la cura adeguata oppure indicare la struttura più consona alle vostre esigenze, evitandovi perdite di tempo. Il secondo appello è rivolto ai medici di famiglia che rivestono un ruolo fondamentale nell’organizzazione della sanità pubblica: considerato l’elevato numero di persone influenzate, li invito a prolungare l’orario di ambulatorio quando necessario; si potranno cosi evitare lunghe attese nei pronto soccorso, dove il personale aziendale sta facendo tutto il possibile per curare i cittadini in tempi brevi e dove, va sempre ricordato, chi ha patologie gravi ha sempre la precedenza nella presa in carico".

La Funzione Pubblica

"Tutti gli anni – dichiara Daniele Giordano, segretario generale Fp Cgil -  il tema 'emergenza' si ripresenta come fosse una novità. Eppure la legge regionale di programmazione socio-sanitaria del 2012 aveva identificato nell’aumento dell’età e dei problemi connessi all’invecchiamento uno degli elementi più delicati ai quali si doveva far fronte. Si dovevano attivare interventi programmati – entro il 2016 – che sviluppassero attività domiciliari, posti letto non ospedalieri, assistenza e cura alle persone anziane dimissibili ma non domiciliabili (gli ospedali di comunità)". Per Giordano la Regione "si è concentrata su aspetti burocratici (Azienda Zero e aggregazione delle Ulss) che non incidono affatto sulle condizioni materiali di cittadini e personale. Lo stesso legislatore regionale aveva previsto di intervenire sulle priorità, alcune addirittura annunciate per completate, senza che nei fatti questo sia avvenuto. Rispetto alla situazione attuale  - prosegue il rappresentante della Funzione Pubblica Cgil - noi pensiamo si debbano fare subito alcune cose senza porre vincoli alle Ulss: autorizzare subito le aziende sanitarie ad assumere personale per far fronte all’emergenza, pena l’interruzione di pubblico servizio; autorizzare e finanziare l’estensione di posti letto nelle strutture residenziali, i cd 'posti di sollievo', per quei pazienti che sono dimissibili dall’ospedale ma le cui condizioni non consentono di essere seguiti al domicilio; autorizzare e finanziare l’inserimento nelle strutture residenziali di medici di continuità assistenziale che al momento siano ad uso esclusivo di queste strutture per garantire copertura nelle 24 ore".
 

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