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Il primo siluro di Musolino è contro il Tresse: "Soluzioni più rapide e meno impattanti"

Il nuovo presidente dell'Autorità portuale si presenta. Discontinuità rispetto a Costa. Grandi Navi: "Ripartiamo dal rapporto coi veneziani, comitati compresi". "Tiepido" sull'offshore

"Va ricucito il rapporto con Venezia e con l'intera area lagunare partendo dai cittadini, che sono i nostri veri azionisti di riferimento". Così si presenta Pino Musolino, successore di Paolo Costa nel ruolo di presidente dell'autorità di sistema portuale veneziana, che ora riunisce sotto di sé sia lo scalo del capoluogo che quello di Chioggia. E precisa: "Le istituzioni rappresentano i cittadini, compresi i comitati che si stanno battendo contro grandi navi e nuovi canali. Tutti saranno ascoltati. Facciamo un passo indietro con l'obiettivo di ripartire con dei progetti comuni e crescere, portando più ricchezza a tutto il Paese. Un passo indietro per farne tre in avanti tutti insieme". Che ci sia discontinuità è fuori discussione rispetto al predecessore. "Io sono un tecnico, non un politico", ha ribadito Musolino nella conferenza stampa di presentazione.

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SILURO CONTRO IL TRESSE NUOVO - Il cambio di rotta è tangibile, soprattutto (per ora) sul tema delle grandi navi. In primis il neo presidente incontrerà tutte le realtà interessate, poi si presenterà un progetto di sintesi. Che non sarà il progetto Tresse Nuovo, nei cui confronti Musolino non nasconde perplessità. C'è un accorto precedente tra Paolo Costa e il sindaco Luigi Brugnaro, che presentarono "a braccetto" il progetto ai ministeri competenti. Ora gli equilibri cambiano: "Credo che ci siano soluzioni fattibili e cantierabili più velocemente - spiega Musolino - E molto meno impattanti per quanto riguarda la laguna. Io sono nato e cresciuto alla Giudecca e la laguna 'è di famiglia'. Vogliamo prima verificare altre ipotesi che portano a soluzioni rapide, e Marghera è una di queste. Dobbiamo imparare a ragionare fuori dalla scatola, come diceva Einstein". Finisce "nelle retrovie" anche il progetto Duferco, nonostante l'ok ricevuto dalla Valutazione di impatto ambientale: "Quello è un passaggio obbligatorio - ha spiegato il nuovo presidente - poi però le valutazioni di merito le fanno altri organismi, come il Cipe. Non si può non sottolineare la posizione contraria del Comune di Cavallino-Treporti".

"NESSUNA GUERRA CON TRIESTE" - La visione è globale. Per superare i campanilismi di casa nostra: "Tra Venezia e Trieste non c'è alcuna guerra - ha dichiarato - E' una storiella costruita per vendere più giornali. Dobbiamo invece ottimizzare le caratteristiche specifiche di ogni porto. Perché l'infrastruttura portuale, insieme a quella logistica, è uno dei cardini del Paese. Dobbiamo fare sistema. C'era necessità di uno strumento di governo coordinato con l'autorità nazionale. Da ieri siamo l'unico porto del Veneto, abbiamo un'area di influenza che arriva fino buona parte della Baviera. Abbiamo le potenzialità per essere in import ed export la parte più innovativa del sistema economico italiano".

"RAPPORTO CON I CITTADINI" - Per Musolino è "inconcepibile avere per una città come Venezia un rapporto quasi conflittuale con il porto. Non ci sarebbe nulla a Venezia senza la vocazione portuale, e il porto è l'unica alternativa ad un'economia esclusivamente turistica. Dobbiamo ascoltare tutti, fare sintesi e poi chiudere finalmente questa fase di transizione lunghissima che fa male alla città. Io sulle grandi navi e gli altri temi in ballo ho un paio di idee concrete, fattibili e per certi versi rapidamente cantierabili. Se tutto va bene in tempi relativamente rapidi usciremo (dopo aver ascoltato tutti e corpi intermedi) con il progetto. Se il presidente dell'autorità di sistema portuale va a Roma con l'appoggio di tutti la contrattazione è ben differente".

"TIEPIDO" SULL'OFFSHORE - Da mercoledì è nata una nuova realtà: l'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale, di cui Musolino è presidente. Si tratta del tentativo del governo di mettere ordine tra i porti italiani per cercare di fare sistema. Risorse gestite meglio e con meno passaggi burocratici ("non sarà un cimitero degli elefanti per politici", ha dichiarato Musolino). I dossier sulla scrivania aumentano (c'è anche il nodo del futuro del porto di Chioggia da sciogliere), ma rimangono anche quelli storici. Compreso il progetto della piattaforma offshore, su cui il nuovo presidente è piuttosto tiepido: "Il Voops è stato concepito a moduli, quindi ha una certa flessibilità anche di progettazione - ha dichiarato - La piattaforma onshore in area Montesindyal è stata un'ottima intuizione del mio predecessore che ci permetterà di accogliere 1 milione di Teu del traffico container. Questo va fatto a prescindere dagli altri moduli". Vita dura per il resto del progetto, quindi: "Sull'offshore il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha formulato un parere di 75 pagine - ha continuato Musolino - Sono state espresse perplessità che vanno considerate. Noi dobbiamo analizzare i progetti di grandi infrastrutture avendo a cuore il futuro delle nuove generazioni. Ogni riferimento al Mose in questo caso è puramente voluto. Analizzeremo i pro e i contro, faremo una sintesi. Poi l'Ente deciderà se portare avanti il progetto".

CONCA DI NAVIGAZIONE E SCAVO DEI CANALI - Altro punto cruciale per il futuro del porto sarà l'accessibilità nautica. Permettere l'arrivo delle maxi navi container, per esempio, costituirà il nodo del contendere per i prossimi decenni tra le grandi realtà portuali internazionali. Per questo servirà una conca di navigazione, dopo l'inaugurazione del Mose funzionante e soprattutto funzionale ai bisogni del porto: "L'accessibilità nautica quando il Mose entrerà in funzione è fondamentale - ha dichiarato Musolino - Stupisce un po' che i veri problemi alla conca siano stati scoperti nel 2014. La corporazione dei piloti aveva già presentato la questione ma non sono stati ascoltati. C'erano tutti i tempi e i margini per provare a risolvere i problemi senza che quest'ultimo diventasse un'emergenza. Forse collegarla al progetto di piattaforma offshore non è stata una scelta lungimirante in questo senso".

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