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Processo Mose, la versione della Piva: "Io, vittima di chi mi voleva controllare"

L'ex presidente del Magistrato alle acque ha dichiarato in aula di essere finita nel mirino di Giovanni Mazzacurati, ex capo Cvn, perché "non asservita al suo modus operandi"

"Non ho mai preso soldi illecitamente, sono vittima di chi mi avrebbe voluto controllare ma non c'è riuscito". Così Maria Giovanna Piva, ex presidente del Magistrato alle Acque, accusata di corruzione nella vicenda Mose, una degli otto imputati eccellenti rimasti a processo, si è difesa davanti al Tribunale di Venezia.

Piva, presidente del Magistrato dal 2001 al 2008, secondo i suoi accusatori avrebbe ricevuto uno 'stipendio' di 400mila euro all'anno. Circostanza che Piva ha negato sostenendo di essere finita nel mirino di Mazzacurati (ex presidente del Consorzio Venezia Nuova) perché non si era asservita al suo modus operandi da 'signore assoluto del Mose'; ma anche perché ne aveva contestato alcune scelte tecniche in relazione al sistema di cerniere di collegamento tra i cassoni sommersi e le paratie mobili. Per l'accusa pesano però gli acquisti di immobili, tra cui una casa per le vacanze pagata in parte in 'nero' che giustificherebbero un tenore di vita superiore a quello consentitole dallo stipendio.

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