Cronaca

Venezia "annega" nei souvenir, la Soprintenza per arginare la marea

Chiudono sempre più botteghe storiche, al loro posto negozi di chincaglierie per turisti. Si cercano norme per invertire la tendenza

Le botteghe storiche chiudono e al loro posto arrivano negozi di souvenir o di pelletteria. Una tendenza fino a questo momento inarrestabile che ha portato il centro storico a cambiare drasticamente il proprio tessuto commerciale. Come riporta La Nuova Venezia, i numeri di questa "marea" iniziano a preoccupare anche la Soprintendenza ai Beni culturali.

Tra le scrivanie dell'Ente, infatti, sarebbero circolate alcune note interne sui problemi che la liberalizzazione delle attività commerciali ha causato tra calli e campielli. Perché anche i veneziani, naturalmente, sanno fiutare il mercato. Non solo venditori abusivi o irregolari. Per questo cercano di accalappiare il più possibile i flussi turistici che si riversano su Venezia. La Soprintendenza dunque starebbe cercando di capire se ci siano appigli giuridici attraverso cui muoversi. Perché si può mettere sotto tutela un immobile di interesse storico, lo stesso non si può fare per l'attività che si esercita al suo interno.

Negli ultimi tempi, però, il Codice dei Beni culturali avrebbe introdotto una norma che darebbe la possibilità ai Comuni di assumere provvedimenti a tutela delle "attività commerciali storicamente rilevanti". In questo senso la Soprintendenza avrebbe chiesto un parere giuridico per tentare di capire se sia una strada percorribile per arginare il decadimento commerciale di Venezia.

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