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L'Rt in Veneto sale a 0,91, le richieste di Zaia oggi al Governo

Il presidente della Regione ha partecipato all'incontro con i ministri Speranza e Gelmini. Durante la conferenza è emersa la preoccupazione per la situazione epidemiologica italiana

«Lo diceva il ministro Speranza questa mattina, ma è una preoccupazione diffusa: se guardiamo i dati del Veneto, a parte una parentesi limitata a martedì, siamo sempre calati con i ricoveri covid in area non critica; se guardiamo invece ai contagi, comincia ad essere più alto il numero dei positivi sui tamponi effettuati. Sono sempre numeri piccoli, ma c'è una tendenza all'aumento: siamo passati da 600 a 1300 positivi al giorno. È cresciuto anche il nostro Rt, sopra lo 0,90 (0,91). La nostra situazione si può considerare buona rispetto a quello che sta succedendo alle altre Regioni». Questo il commento del presidente Luca Zaia in merito all'incontro di oggi dei governatori con i ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari regionali Mariastella Gelmini sul nuovo Dpcm.

Le richieste di Zaia al Governo

L'Rt a 0,91 è molto vicino a quel valore 1 che comporterebbe il ricollocamento del Veneto in area arancione. «Di preoccupazione, ma senza fare allarmismi, quindi ce n'è», ha specificato il governatore, che ha anche aggiunto di aver fatto delle precise richieste al Governo:

  • il Cts (Comitato tecnico scientifico) dovrebbe indicare al ministro della Salute le eventuali misure territoriali, che di rimando dovrebbe adottarle d'intesa (e quindi col confronto) con le Regioni
  • Il Cts dovrebbe esprimersi formalmente e pubblicamente, rendendo note le determinazioni rispetto all'apertura delle scuole. «Quando abbiamo tenuto le scuole chiuse il 7 gennaio - ha detto Zaia - siamo stati definiti come quelli con l'anello al naso. La scuola è un'istituzione sacra, ma dal punto di vista epidemiologico il comitato deve dirmi perché altre forme di aggregazione sono pericolose e la scuola no»
  • serve una campagna di informazione e coinvolgimento dei cittadini a livello nazionale, perché «i cittadini devono essere informati, altrimenti si torna al vecchio principio che il problema del virus si limita agli ospedali e ai ricoveri»
  • richiesta di applicare le direttive dell'Ecdc, secondo cui per chi ha avuto il virus è sufficiente una sola dose di vaccino (e non due).
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