Porto, bilancio di mandato. Musolino sul Mose: «Migliori previsioni riducono i problemi»

«Se arriviamo ad anticipare con assoluta certezza 6 ore prima della marea l'apertura delle dighe, abbiamo un calo drastico dei "falsi allarmi" che prevedono il blocco del traffico»

Porto di Venezia, archivio sito Mose

È un porto che ha e avrà la possibilità di fare dragaggi, con nuove infrastrutture, come il ponte ferroviario a fianco del ponte strallato, in cui si realizzeranno opere «importanti come Montesyndial, con la bonifica di 88 ettari e la creazione delle strutture portuali per le attività future. Uno scalo che sta bene, con un bilancio che ha la metà dei debiti rispetto a quelli ereditati (c'erano 160 milioni e oggi ammontano a circa 80), che può investire e guardare alle crisi esogene come il Covid con la forza di un ente non appesantito». Il futuro del porto di Venezia è roseo, secondo il bilancio di mandato tracciato dal commissario straordinario Pino Musolino, al vertice dell’Autorità di sistema portuale negli ultimi 4 anni. Resta ancora qualche questione come il tema delle crociere, chiarisce il commissario, «ma è ormai avocato a livello politico nazionale, in sede di Comitatone». 

La compatibilità

Musolino interviene dopo l'entrata in funzione del Mose di sabato che ha riacceso timori e progetti di mobilitazione da parte degli operatori portuali, preoccupati per un possibile rallentamento delle attività dello scalo, a causa della chiusura della laguna per proteggere Venezia dall'acqua alta. Su questo il commissario è lapidario. «Il problema della compatibilità tra Porto e Mose non è comparso dal nulla. Sono trascorsi 17 anni da quando se ne iniziò a parlare. Mi sento di poter dire che non c'entro - dice - Il fatto che il Mose avrebbe rappresentato un fattore di criticità per il porto commerciale e industriale di Marghera è sempre stato lì. Alcune misure di compensazione previste dall'allora sindaco Costa, erano state chieste. Occorrerebbe verificare se sono state prese adeguatamente in considerazione ed elaborate. Se oggi abbiamo tutto questo timore evidentemente no». 

«Cosa fare», secondo Musolino

Alcuni interventi sono realizzabili, per l'ex presidente dell'Autorità portuale. «Non riguardano le opere, come la conca di navigazione, anche in questo caso un problema non di certo nato ieri - dice Musolino - Possono essere adottati con un buon risultato e riguardano lo sviluppo del sistema previsionale. Un migliore sistema di anticipazione permette di ridurre i problemi. Certo - continua - l'interferenza rimane: la paratia sollevata è davanti. Ma un conto è averla per il 30% del tempo, un altro è averla per il 10%. Il sistema previsionale ti aiuta perché se riduciamo da 48 ore a 6, quelle necessarie per arrivare al momento dell'alzata delle barriere mobili, noi dal porto contattiamo le compagnie e diciamo loro di accelerare o rallentare, a seconda, e in parte abbiamo risolto il problema. Per il resto - afferma - si dovrebbero valorizzare le analisi fatte insieme al provveditorato in questi ultimi 3 anni e le proposte presentate, sia in sede di comitatone il 26 novembre del 2019, sia in audizione al Senato in commissione lavori pubblici. Intanto occorre migliorare l'aspetto previsionale con la tecnologia esistente: permetterà di abbassare l'impatto sulle attività portuali e si può fare in tempi rapidi».

Il rinnovo del mandato e i dati

Per quanto riguarda il rinnovo del proprio mandato, Musolino afferma di essersi ricandidato per la presidenza del porto di Venezia e Chioggia, «siamo già nella fase del rinnovo, finché non fanno il nome del presidente, cioè per un altro mese circa, ci sarò». Oltre 80 pagine di dati quelle descritte dal commissario straordinario, «risultati verificabili e verificati», in quasi 4 anni di presidenza. Il sistema portuale ha movimentato dal 2017 al primo semestre del 2020 oltre 95 milioni di tonnellate, oltre 2,1 milioni di Teu e oltre 25 milioni di tonnellate di rinfuse secche. Negli ultimi tre anni sono stati manutenuti 24 chilometri di strade e 350 mila metri quadri di piazzali per oltre 800 mila euro, 45 chilometri di rete ferroviaria e 62 di scambi per oltre 500 mila euro; sono stati scavati e conferiti oltre 700 metri cubi di fanghi per un importo di oltre 11 milioni di euro. Complessivamente sono stati svolti lavori per 45,4 milioni di euro e sono in corso o in progettazione nel periodo 2017-2020 ulteriori 286 milioni di euro di lavori tra opere di banchina e marginamenti, viabilità, interventi su fabbricati, escavi, impiantistica, opere ferroviarie, manutenzione segnalamenti e rilievi idrografici, si legge nel bilancio.

Il lavoro in cifre

«Interventi infrastrutturali mirati, solidità finanziaria e progettualità europea – conclude Musolino – hanno contribuito a fare negli ultimi anni del sistema portuale veneto un polo economico capace di sviluppare, grazie alle 1260 aziende insediate, una produzione diretta di 6,6 miliardi di euro, pesando per il 27% sull’economia comunale e per il 13% su quella metropolitana. Misurando anche l’indotto, l’impatto economico totale è quantificabile in oltre 92 mila posti di lavoro. Tra produzione diretta, indiretta e indotto, il sistema portuale veneto vale 21 miliardi di euro, una realtà che merita grandi attenzioni e responsabilità».

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Il futuro

Tra le priorità per il futuro prossimo: gli escavi dei canali, come confermato da Musolino, che partiranno a breve e sono già appaltati, pur con il vecchio protocollo in quanto a distanza di 24 mesi non è stato licenziato il nuovo documento. «Occorre una cabina di regia efficiente che consenta i traffici portuali anche quando gli scali di Venezia e Chioggia saranno ad accesso regolato per il Mose; una decisione politica per il traffico crocieristico in laguna e per dar seguito al decreto Clini-Passera; l’avvio dell’operatività della Zona logistica speciale, in modo tale da sfruttare anche la realizzazione dei primi lavori di infrastrutturazione del nuovo terminal container Montesyndial. Nessuna movimentazione conclude - può crescere in un porto che ha solo la funzione di passaggio. Lo scalo come porto di arrivo è un elemento di caratterizzazione che appartiene a Venezia. Allo stesso modo non ci può essere sviluppo del porto industriale e commerciale senza impianti e piazzali: le fabbriche hanno bisogno della terra o di una connessione ferroviaria e stradale con essa» anche in presenza di una soluzione esterna, conclude Musolino.

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