Cento profughi se ne vanno, ma i problemi restano: "Freddo ovunque e poca acqua" FT

Tavolo in procura mercoledì mattina per identificare chi ha commesso reati durante la rivolta. Partiti i bus alla volta di Bologna. Sopralluogo di due deputati di Sinistra Italiana

Foto Twitter - Nicola Fratoianni

Dopo le proteste e le barricate. Dopo la tragica morte di Sandrine Bakayoko, la 25enne ivoriana stroncata da un malore nei bagni, la notte tra martedì e mercoledì è trascorsa tranquilla nel centro di accoglienza di Conetta. A 24 ore dalla "reclusione" di circa 25 operatori della coop che gestisce l'accoglienza di 1.400 richiedenti asilo. Sovraffollamento e freddo la fanno da padrona nell'ex base missilistica diventata una sorta di hub provinciale. Mercoledì mattina poco dopo le 10 è iniziato il trasferimento di 109 profughi (tra cui 28 donne) che saranno portati in una struttura in Emilia-Romagna, pare nel Bolognese. Questa la decisione del ministro dell'Interno, Marco Minniti, martedì sera e subito avvallata dalla prefettura di Venezia.

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Non ci sono stati momenti di tensione durante l'imbarco sui bus. Anzi, chi se ne va ha la speranza di finire in un posto migliore. Due pullman e due furgoncini hanno lasciato Cona, da ciò che si è potuto capire vi hanno preso posto soprattutto coppie di migranti che troveranno ospitalità assieme in uno dei centri previsti dal trasferimento. E' stato usato come criterio anche l'anzianità di presenza a Conetta. Nel centro di accoglienza sono giunti due parlamentari di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni e Giovanni Paglia: nuovi filmati e foto mostrano capannoni stipati di letti, più simili a delle stalle che a dormitori. I bagni appaiono intasati e i cumuli di immondizia, tra cartacce e sporcizia, fanno capolino in molti angoli. "La chiamano ospitalità - ha commentato - ma non lo è. Questo è un fenomeno che non si deve affrontare con logica emergenziale. Serve una nuova legge sull'immigrazione che superi la Bossi-Fini".

Alcuni richiedenti asilo lo dicono apertamente: "Qui non ci voglio più stare", spiegava uno di loro martedì. All'interno del campo c'è una spaccatura tra cittadini anglofoni e francofoni. Sono quest'ultimi soprattutto i più agguerriti. Sono stati loro a bloccare l'ingresso dell'ex base, e sono sempre stati loro quelli che hanno bloccato l'arrivo del pranzo. Impedendo di aprire il cancello d'ingresso principale. Poi la protesta è rientrata, dopo ore di contrattazioni e mediazioni. Sulle barricate notturne c'è stato un vertice in palazzo di giustizia mercoledì mattina: "Chi ha commesso reati dovrà pagare, è la legge", ha spiegato il procuratore capo ad interim, Carlo Nordio (DETTAGLI).

Gli stessi parlamentari di Sinistra Italiana intervenuti mercoledì, già nei mesi scorsi avevano presentato una interrogazione all'allora ministro dell'Interno, Angelino Alfano, al termine di un sopralluogo simile nell'ex base. Chiedendo conto delle difficoltà e delle condizioni in cui i richiedenti asilo sono costretti a vivere. Ora la situazione è ulteriormente peggiorata. Dopo la morte della 25enne ivoriana, per cause naturali, gli animi si sono ulteriormente accesi, arrivando al "sequestro" fino a notte inoltrata degli operatori della coop. Mercoledì anche un tavolo in procura tra rappresentanti delle forze dell'ordine e magistrati per fare il punto sui due fascicoli d'indagine aperti: uno sul decesso di Sandrine Bakayoko, l'altro sui tumulti della notte.  
 

"Gli ex guerriglieri, quelli che secondo le cronache hanno animato i disordini a Cona, possono essere considerati profughi? - si chiede polemico il presidente del Veneto, Luca Zaia - O non è, piuttosto, gente che ha animato violenze nella sua patria, ha abbandonato le armi perché sconfitta e ora fugge? E, visto che pare sia noto che sono guerriglieri, è necessario un anno o anche più per dichiarare che non sono profughi?". Il titolare di Palazzo Zorzi invita il governo a perseguire una strategia tesa ad aiutare i profughi "a casa loro" con dei centri di accoglienza: "Le parole del ministro Minniti ricalcano le proposte che abbiamo sempre presentato in questi anni - conclude - spero ora che dalle parole si passi ai fatti".

Polemiche anche dal Movimento Cinque Stelle: “Hanno trasferito 100 immigrati da Cona presso altre strutture? Ne mancano ancora 1100 da spostare – avverte la consigliera regionale, Erika Baldin - Il centro di Cona dovrebbe accogliere 200 migranti ma ne ospitava 1400 fino a ieri. Speriamo questo non sia solo un atto simbolico dopo le gravi vicende di queste ore". "La cooperativa Ecofficina, che gestisce il centro di Cona ha gravi responsabilità – le fa eco Jacopo Berti, capogruppo M5S in consiglio regionale veneto - gli operatori sono in pochi e sono costretti a un lavoro immane per tentare di mantenere sotto controllo una situazione che vede 1400 persone provenienti da Paesi diversi, stipati in stanze con anche otto letti a castello. La cooperativa che opera a Cona deve dare molte spiegazioni – continua Berti - si sta arricchendo, avendo aumentato di dieci volte il proprio fatturato in pochi anni. Prima coi rifiuti, ora con gli immigrati". Il Movimento 5 Stelle del Veneto intende andare a fondo sulla questione: “Andremo avanti per fare luce su questa cooperativa e in generale per contrastare il business dei migranti che crea disagi a tutti – annuncia Baldin - tranne che alle tasche dei privati che gestiscono le strutture”.

"Alla rivolta nel centro di accoglienza di Cona il governo Gentiloni-Alfano risponde col trasferimento in Emilia Romagna di 100 immigrati su circa 1500 - scrive su Facebook la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni - C'è qualcosa di più ridicolo? Per Fratelli d'Italia quel centro va chiuso domani mattina, i finti profughi che hanno devastato la struttura vanno espulsi e i soldi risparmiati (che ora finiscono nelle tasche delle coop) spesi per i disoccupati veneti. Tutti in piazza a Roma il 28 gennaio: gli italiani hanno il diritto di avere un governo che faccia i loro interessi e non quelli delle coop e dei clandestini".

Duro anche il senatore della Lega Nord, Roberto Calderoli. "Quello che adesso bisogna fare sono: respingimenti, anche con l'uso della forza, di tutti coloro che tentano di entrare nelle nostre acque o sbarcare sulle nostre coste - scrive -  chiedo la riapertura immediata dei Cie, andando a riprendersi gli immigrati sparsi sul territorio, per identificarli e rimandarli a casa; immediati rimpatri, riportandoli sulle coste da dove sono partiti indipendentemente dallo Stato di loro provenienza, con le navi che stiamo utilizzando per raccoglierli in mare, per procedere a rimpatri di massa essendo assolutamente ridicolo e inutile organizzare voli charter da poche decine di persone quando in alcune giornate di clandestini ne arrivano a migliaia; individuazione di un'isola dove collocare tutti coloro che non si è in grado di rimpatriare". E ancora "stop alla collocazione distribuendoli ai Comuni".

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