"Scuole paritarie: pregiudizi da sfatare e ruolo da apprezzare e sostenere"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeneziaToday

Riceviamo e pubblichiamo: "Sabato 21 febbraio 2015, presso il Centro pastorale di Zelarino - Venezia, si è svolto un convegno su "Scuole materne paritarie", organizzato dalla Pastorale scolastica diocesana insieme alla Fism provinciale di Venezia, al quale hanno partecipato i responsabili delle scuole materne paritarie della provincia. Dai temi e dagli approfondimenti svolti dai relatori e dal Patriarca di Venezia Francesco Moraglia si è potuto comprendere quanto il lavoro svolto quotidianamente da tutti gli operatori, sacerdoti, suore e laici, sia importante sia sotto il profilo educativo che sotto quello sociale e pubblico.

La valenza pubblica delle scuole paritarie le colloca, infatti, in una posizione molto importante nella struttura della nostra società, laddove accolgono migliaia di bambini che lo Stato non potrebbe assorbire per mancanza di scuole e insegnanti. Nel Veneziano ci sono 133 scuole dell'infanzia paritarie associate alla Fism (43 con il nido integrato) che accolgono 12 mila bambini (il 45 per cento di tutti i bambini della provincia di età compresa tra i 3 e i 6 anni) e impiegano 900 persone tra docenti, educatrici e ausiliarie; più di 500 sono invece i volontari.

Allargando i numeri al Veneto, le scuole paritarie sono 1.073, con 91.516 bambini fino ai 6 anni, 9.280 dipendenti. Nel 45 per cento dei comuni veneti esistono solo scuole paritarie che svolgono una funzione pubblica e sono più di 100 mila le famiglie coinvolte in modo diretto ogni giorno. Ogni anno, però, a causa dei progressivi tagli dello Stato e dei continui ritardi della Regione Veneto nell'erogazione dei contributi, varie scuole vengono chiuse con conseguente perdita di molti posti di lavoro. Il pregiudizio secondo il quale "paritario" significa "privato", e quindi per ricchi, è profondamente sbagliato ed eticamente scorretto; in altri Paesi democratici, tra questi la vicina Francia, lo Stato eroga gli stipendi di tutti gli insegnanti, anche di coloro che operano in scuole cattoliche come di altre confessioni, perché riconosce appunto il loro ruolo pubblico. N

aturalmente le scuole non statali debbono sottostare ai medesimi principi che lo dallo Stato stabilisce per quelle pubbliche. I genitori che scelgono di portare il proprio figlio in una scuola paritaria devono essere liberi di poterlo fare perché la loro scelta non "pesa" sui conti dello Stato, anzi! Infatti, se lo Stato italiano dovesse assorbire tutti la popolazione scolastica che si rivolge alle scuole paritarie, dovrebbe sostenere una spesa da 5 fino a 10 volte superiore a quella che sostiene per i bambini che frequentano le scuole pubbliche perché dovrebbe edificare nuove scuole, assumere migliaia di nuovi insegnanti, sostenere nel tempo i relativi oneri. Ecco perché la scuola paritaria deve essere appoggiata e sostenuta dallo Stato italiano e dalla società civile che dovrebbero particolarmente apprezzare il ruolo sociale e morale che la scuola paritaria stessa si assume ogni giorno, aiutando i bambini a crescere, mettendo la persona e la famiglia al centro della propria funzione educativa tramite la fede che può diventare cultura in una scuola cattolica ma non confessionale".

Maria Laura Faccini

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