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Domenica, 16 Giugno 2024
Cronaca San Polo / Campo San Rocco

Dopo lo sfratto un mese in b&b. Storia difficile per una donna che vuole riavere i propri figli

Stamattina il suo ultimo ingresso nell'abitazione dell'Ater che aveva occupato. Non c'è al momento un percorso genitoriale per provare a farle riacquistare la capacità di badare ai suoi bambini. Il tribunale per i minori glieli ha tolti un anno fa

Aveva occupato quella casa 10 anni fa, accanto alla chiesa di San Rocco a Venezia, con i 5 figli e il compagno. Stamattina per C.S., una donna veneziana di 45 anni, come le avevano preannunciato, è arrivato lo sfratto. Con l'ufficiale giudiziario e la forza pubblica è entrata per l'ultima volta nell'appartamento a fare l'inventario dei propri beni. Con lei anche il personale dell'Ater, che le ha dato 45 giorni di tempo per portare via le cose, salvo ulteriore proroga se entro questo termine non dovesse trovare una sistemazione, e una volontaria dell'assistenza sociale, Diana Zancarello. «È stata una giornata dura per C.S. Doversi chiudere alle spalle per sempre quella porta, senza nessuna prospettiva, non è stato facile». In realtà in tarda mattinata Diana Zancarello si è mobilitata con i servizi sociali del Comune per assicurare una sistemazione almeno provvisoria per C.S., il compagno e due dei suoi figli. E la soluzione è arrivata, perché almeno per un mese potranno stare in un b&b finanziato dal Comune. Per ora all'orizzonte per C.S. non si prospetta nient'altro, ma la sua più grande preoccupazione sono i suoi tre figli piccoli, di 10, 7 e 4 anni, che il tribunale dei minori un anno fa le ha tolto.

Una situazione difficile la sua. Che si è complicata quando anni fa è finita in un giro di criminalità legata allo spaccio, che ha poi portato all'operazione Cometa delle forze dell'ordine, nel 2018. Tante le persone coinvolte, in laguna e in terraferma, che facevano arrivare stupefacenti anche dentro al carcere di Santa Maria Maggiore. C.S. finita a processo è stata prima condannata e poi assolta "perché il fatto non sussiste". Ma questa vicenda, assieme all'occupazione dell'abitazione dell'Ater anni prima, le è costata cara. Ha perso i figli più piccoli, uno dei quali anche molto malato, e adesso l'abitazione senza essersi creata una prospettiva, come se il baratro in cui è caduta non avesse fine. Non c'è un progetto sociale per lei a quanto pare, né un programma genitoriale che le consenta di fare passi avanti nel recupero della potestà, per essere in grado di occuparsi dei suoi piccoli. Naturalmente il fatto di non avere un alloggio complica ancora di più questa prospettiva. «Avrà sbagliato, ma è stata assolta, e la sua dignità va rispettata - dice Zancarello - C.S. è presente nella graduatoria delle case pubbliche Erp del 2019, e quindi ha diritto a un'assegnazione. Avevo mandato delle mail e chiesto ai servizi sociali del Comune che si occupassero di questo caso, com'è stato per molti altri. Ma per mesi, da novembre scorso, non ho avuto risposta». Ora a prendere in mano il caso ci sarà anche l'avvocato Silvia Zamengo. «Mi attiverò con gli assistenti sociali per avviare un percorso genitoriale».

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