Cronaca

Un anno dopo la grande acqua alta, il difficile rilancio di Venezia

Il Mose ha dimostrato che è possibile difendere la città, ma è solo l'inizio. Nel frattempo, con la pandemia, il tema si è ampliato: come rendere sostenibile l'economia del territorio?

Se diamo per buone le parole ripetute tante volte dal sindaco Luigi Brugnaro, è da un anno che Venezia è in emergenza. Era il 12 novembre del 2019 quando la città fu sommersa da un'acqua alta spaventosa a 187 centimetri, la seconda marea più elevata di sempre. Le abitazioni, i bar e i negozi, gli edifici storici furono semisommersi e danneggiati. Quelle immagini fecero letteralmente il giro del mondo e riportarono con forza l'attenzione dell'opinione pubblica sulla fragilità di Venezia. Poi, nel giro di pochi mesi è arrivata la pandemia, con il lockdown e l'arresto quasi totale del turismo: un altro colpo grave per l'economia cittadina, che nell'estate si è di poco risollevata per crollare nuovamente con la seconda ondata dell'epidemia.

Mose

Il disastro di un anno fa è servito certamente a fare accelerare i lavori del Mose, presi in mano dal commissario Elisabetta Spitz che venne nominata dalla ministra De Micheli pochi giorni più tardi. Spitz ha lavorato in sinergia con il provveditore Cinzia Zincone per assicurare che l'opera potesse entrare in funzione già nell'autunno 2020, almeno per casi di emergenza. Così è stato: le paratoie mobili si sono attivate per la prima volta poco più di un mese fa, il 3 ottobre (e poi una seconda e una terza, il 15 e il 16 dello stesso mese), proteggendo la laguna da una marea di 130 centimentri e tenendo all'asciutto la città. Una bella notizia e un segnale importante e incoraggiante, dopo le indagini e gli scandali, anche se siamo ancora in fase sperimentale. Il senatore veneziano Pd Andrea Ferrazzi, in una nota diffusa oggi, ricorda appunto gli interventi che il governo fece subito dopo l'acqua alta: «l'immediata nomina del commissario straordinario» e «lo stanziamento di 104 anni milioni di euro». Federico D'Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha aggiunto che «l’attenzione del governo rimane elevata: lo scorso 6 novembre, il consiglio dei ministri ha deliberato una proroga di 12 mesi dello stato d’emergenza» per la mareggiata del novembre 2019, «necessaria per completare gli interventi».

I danni

Nel frattempo sono arrivati i fondi per l'emergenza (il governo ha stanziato oltre 104 milioni di euro) e i danni sono stati per la maggior parte riparati, sia quelli dei privati che il patrimonio pubblico. Ne hanno fatto richiesta 3600 privati e 3200 imprese, per un importo di circa 47 milioni di euro. Proprio oggi il Comune ha comunicato che il commissario all'emergenza (sempre Brugnaro) ha firmato un nuovo decreto sui contributi: «Continua così il pagamento dei risarcimenti ai veneziani danneggiati dall'acqua granda - ha riepilogato Brugnaro - Ad oggi sono arrivati a 4.109 soggetti, per un totale complessivo di oltre 23,5 milioni di euro» erogati. Con la firma di questo decreto si liquida un quindicesimo pacchetto di risarcimenti che arriveranno direttamente a 160 privati e a 273 attività economiche, produttive, sociali e di culto.

Il governatore Luca Zaia ha inviato una nota, in occasione del primo anniversario dell'evento: «Ricordo lo stupore - ha scritto - quando mi informarono che nell’atrio di Palazzo Balbi il livello dell’acqua aveva raggiunto la lapide con il segno di quello raggiunto nella storica marea del ’66». A questo «si aggiunse il dolore delle immagini con i vaporetti alla deriva, dei video di ampie zone cittadine trasformate nella notte in enormi torrenti vorticosi, di attività produttive e commerciali gravissimamente danneggiate così come le case. Venezia era ferita ma pronta a reagire, compatta».

Città in sicurezza

Va ricordato che il Mose non risolve tutti i problemi. Per ora entra in funzione con l'acqua a 130 centimetri, ma la città comincia ad "andare sotto" ben prima e c'è un patrimonio - a partire dalla Basilica di San Marco - che è costantemente a rischio. Per questo vanno completate altre opere di compensazione, interventi minori e sparsi tra il centro storico e le isole: rialzamento delle rive, impermeabilizzazione delle pavimentazioni per impedire che l'acqua salga dal sottosuolo. Il sindaco per queste opere chiede altri fondi allo Stato, quantificati in 150 milioni di euro all'anno per dieci anni, come finanziamento della legge speciale per Venezia.

Economia in difficoltà

Oggi Venezia si trova davanti ad una sfida enorme. Con l'azzeramento del turismo le calli si sono svuotate, le attività economiche e gli alberghi soffrono, tassisti e gondolieri non lavorano e molti negozi hanno chiuso. L'associazione che riunisce i commercianti di piazza San Marco ha indetto un incontro, oggi, «per sensibilizzare istituzioni locali e nazionali sul momento di grossa difficoltà delle attività commerciali» della piazza, «che ha avuto inizio lo scorso 12 novembre e che si è acuito con la pandemia». Il sindaco ieri ha ribadito di credere nel rilancio di questa «città simbolo della resilienza», dicendo di avere un programma da 3 miliardi e 950 milioni per rilanciare il porto, le infrastrutture e per investire in digitalizzazione.
 

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