Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Cannaregio

Veneziano ucciso a Londra, la polizia: "Un agguato criminale"

Continuano le indagini sulla morte del 46enne originario di Cannaregio. Aveva girato il mondo. Nel 1993 fu protagonista del furto di un Tiepolo

Un agguato criminale. Sarebbe questa l'ipotesi investigativa al momento più battuta da parte degli inquirenti inglesi per il caso della morte di Sebastiano Magnanini, il 46enne di Cannaregio trovato morto nel Regent's Canal a Londra. Il suo cadavere, riconosciuto solo lunedì scorso, era in avanzato stato di decomposizione. Con ogni probabilità per identificarlo si sono rivelate fondamentali le impronte digitali (registrate per i suoi precedenti problemi con la giustizia) e i tatuaggi che l'uomo aveva sul corpo, come un geko . L'eco dell'accaduto si è sparsa velocemente a Venezia, dove i genitori risiedono. I parenti più stretti della vittima sarebbero subito volati nella capitale inglese e chiedono il più stretto riserbo sulla vicenda.

INDAGINI CAMBIANO DIREZIONE: "NON ERA UN CRIMINALE"

Il 46enne ha postato sui propri social network alcune recenti foto della Cambogia, dove aveva viaggiato e vissuto a lungo. Altre mete sarebbero state la Thailandia e la Colombia, dopodiché la decisione di trasferirsi a Londra, cercando lavoro come carpentiere. Questo a giudicare dal proprio curriculum online. I genitori del 46enne stanno ottenendo appoggio non solo logistico ma anche psicologico da parte del consolato generale d'Italia a Londra, i cui uffici stanno seguendo il caso in prima persona. Sarebbero stati informati solo lunedì sera della tragedia occorsa al figlio, che con il passare del tempo avrebbe mantenuto ben pochi legami con la laguna. Un rapporto di amore e odio con il Belpaese, che l'avevano indotto nel recente passato a postare commenti piuttosto severi nei confronti di personaggi di spicco della nostra società.

IL RITROVAMENTO DEL CADAVERE IN UN CANALE

Alle sue spalle segnalazioni come assuntore di stupefacenti e qualche possibile problema di droga. Per questo le autorità inglesi stanno cercando di sondare anche quell'ambiente, per cercare di capire chi potesse avercela con Sebastiano Magnanini, trovato legato a un trolley per la spesa. Solo l'autopsia potrà indicare il momento preciso del decesso: se prima o dopo di finire nel Regent's Canal, oltre che fornire elementi utili alla ricostruzione del delitto. Per ora su quest'ultimo aleggia un velo di mistero: per questo gli inquirenti hanno chiesto ai proprietari delle "house boat" della zona (un'area piuttosto caratteristica chiamata "Little Venice") se abbiano sentito rumori strani nei giorni scorsi. A Cannaregio, intanto, in pochi ricordano il 46enne veneziano, che da tempo deve aver gravitato all'estero. Girando mezzo mondo per poi trovare la morte in un luogo isolato nel Nord di Londra. 

Nel suo passato un clamoroso episodio di cronaca. Come riportano i quotidiani dell'epoca e le agezie, infatti, nel 1994, ancora 25enne, Magnanini era stato fermato assieme ad altri due complici per il furto di una tela del Tiepolo, "L'educazione della Vergine". L'opera venne trafugata il 15 dicembre dell'anno precedente dalla chiesa della Fava. Un furto piuttosto maldestro, che in poco tempo portò gli inquirenti sulle tracce del gruppo. Nel 1998 la vittima venne condannata quindi a un anno e otto mesi di reclusione per furto aggravato. Era stata un'incursione studiata a tavolino che però ebbe diversi incidenti "fantozziani". Secondo la denuncia, Magnanini e un complice si fecero chiudere di sera all'interno della chiesa, all'insaputa dei frati, e pur potendo agire indisturbati ebbero bisogno di un terzo complice, chiamato durante la notte, per portare a termine il furto del dipinto, valutato all'epoca circa due miliardi di lire. La tela fu staccata con un taglierino. A quel tempo la chiesa non era dotata di sistemi d'allarme. Ma i tre ladri seminarono tracce lungo il percorso: ad operazione ancora in corso, uscirono per una bevuta in un bar vicino alla chiesa, fumarono alcuni spinelli, e mentre fuggivano fecero cadere la tela per terra, recuperandola e tenendola assieme con un laccio da scarpe. L'opera venne recuperata tre mesi dopo dalla squadra mobile di Venezia in un magazzino nella zona di Tessera, e i tre protagonisti del furto denunciati.

Ma l'indagine ebbe una 'coda' sgradevole per le stesse forze dell'ordine. Proprio le modalità sospette del veloce ritrovamento del Tiepolo fecero partire un'inchiesta sull'ipotesi di collusioni con la criminalità da parte di alcuni componenti della Questura veneziana. Si giunse al rinvio a giudizio ed al processo che, dopo l'assoluzione in primo grado degli iniziali otto imputati, porto' a dure condanne in appello per un paio di ex ispettori e per un ex capo della mobile veneziana, ritenuti responsabili di aver falsificato gli atti del ritrovamento del quadro del Tiepolo, oltre ad altri 'scambi' di favori con elementi malavitosi.

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