Cronaca

"La Mestre-Orte è una gran follia" Legambiente lancia la protesta

L'associazione lancia un portale dove mappare le aree preservare e si scaglia con una manifestazione contro il progetto della nuova autostrada

“Stop al consumo di suolo, no all’autostrada Orte-Mestre”. Legambiente si mobilita a livello nazionale, l’iniziativa naturalmente ha grande eco anche a livello locale. L’associazione oggi ha lanciato ufficialmente stopalconsumodisuolo.crowdmap.com, un portale nazionale che ha già raccolto le segnalazioni di oltre 100 aree in pericolo, con informazioni, foto, video e segnalazioni relative al consumo di suolo in tutta Italia. L’obiettivo è realizzare una mappa sempre aggiornata delle aree da salvare.

“Un’invasione di infrastrutture autostradali inutili e dannose, case insicure, parcheggi e cave che continuano a cancellare importanti porzioni del nostro territorio – si legge nella nota diffusa da Legambiente -. In tre anni abbiamo perso, secondo Ispra, ben 720 chilometri quadrati di suolo. Nemmeno la crisi ferma questa epidemia cementificatoria. Il tasso di consumo di suolo – prosegue il dossier di Legambiente – negli anni ’50 era pari al 2,9%. Oggi siamo al 7,3% l’anno. Dei 22mila chilometri quadrati urbanizzati in Italia, il 30% è occupato da edifici e capannoni, il 28% da strade asfaltate e ferrovie”

E’ questa la convinzione che martedì ha portato molti attivisti di Legambiente al blitz di Codevigo, nel Padovano a pochi passi da dove potrebbe sorgere la Orte-Mestre, per protestare contro il progetto. Alla manifestazione hanno partecipato anche i circoli della Riviera del Brenta, di Saonara-Vigonovo e di Piove di Sacco. Il progetto della Orte-Mestre prevede una nuova autostrada che attraversi cinque regioni, 11 province e 48 comuni con un tracciato che prevede in parte la riqualificazione della E-45, sviluppandosi in parallelo alla SS 309 Romea. Si parla 396 km di lunghezza, 139 km di ponti e viadotti, 64 km di gallerie, 20 cavalcavia, 226 sottovia e 83 svincoli, con conseguenti danni a carico di importanti zone di interesse storico, paesistico. “I cittadini pagheranno un prezzo altissimo, non solo economico – prosegue Legambiente -. Per questo ci opponiamo a questa follia”.

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