Venerdì, 25 Giugno 2021
La targa
Cronaca

La memoria ritrovata, storia di 5 movimentisti postali veneziani

A Ca' Faccanon, sede delle Poste Centrali di Venezia, una targa ricorda cinque dipendenti postali morti durante la Seconda Guerra Mondiale

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeneziaToday

E' stato grazie all'iniziativa del signor Bruno Alberti, figlio di uno dei cinque dipendenti postali morti in servizio durante la Seconda Guerra Mondiale, che il ricordo della targa posta a Ca' Faccanon- e di quegli uomini - è oggi ancora vivo, a settant'anni dagli eventi. La lapide marmorea originale, la cui riproduzione in plexiglas è collocata nell'atrio delle Poste Centrali, si trovava infatti all'entrata del vecchio ufficio di Venezia Ferrovia, a ridosso della stazione. Alla cerimonia hanno partecipato il responsabile Nord Est di Poste Italiane Cosimo Andriolo ed il vicesindaco di Venezia Sandro Simionato.

Le vicende dei cinque dipendenti sono state ricostruite a partire dalle carte degli archivi di Poste Italiane, custoditi oggi nella sede Nord Est di Mestre. Giovanni Alberti morì nel dicembre 1944 mentre viaggiava su un vagone postale, tra Vicenza e Verona; mitragliato da un caccia, il convoglio venne colpito in pieno: Giovanni fu colpito alla testa e alle gambe e morì dissanguato in mezzo alla sua posta. Morirono assieme, così come assieme per anni avevano lavorato, Giovanni Fiorentù, Ruggero Andreetta e il loro capo ufficio Francesco Truscello. Avevano visto l'aereo che volava nel cielo, il 26 dicembre del 1944. Così, il furgoncino con il quale stavano transitando ad Altino, era stato messo al riparo. Poco dopo, quando tutto sembrava tornato alla normalità, ripresero la strada. Ma l'aereo riapparve per portare a termine il suo compito. Crivellato di colpi, il furgone si trasformò in una trappola micidiale. Eugenio Bedin, giunto sul posto qualche ora più tardi su incarico della Direzione, ha lasciato una puntuale testimonianza scritta: "Le salme del cav. Truscello e dei messaggeri Andreetta Ruggero e Fiorentù Giovanni che erano già state trasportate nella cella mortuaria del Cimitero di S. Michele del Quarto, vennero da me ivi visitate e riconosciute. Raccolti i resti degli effetti postali io rimasi sul posto per ordine dell'Ispett. Dottor Patti per curare il nulla osta per la traslazione delle salme a Venezia."

Giulio Tombola morì nel '42. "Il messaggere di 2.a classe Tombola Giulio" recita una nota ufficiale del ministero delle Comunicazioni "in servizio nell'ufficio postale militare XII Concentramento in qualità di agente, deve ritenersi disperso per sinistro marittimo." A diciannove anni aveva fatto la Prima guerra mondiale come soldato semplice in Trentino, Carso e sul Piave ed era stato ferito alla gamba. Richiamato nel 1939, non sarebbe riuscito a sottrarsi per la seconda volta ad un destino in attesa.

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